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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Cubito Chiara - Studio interdisciplinare, progetto e intervento di restauro pilota su alcuni frammenti in gesso appartenenti al fregio neoclassico il “Trionfo di Paolo Emilio sul re Perseo” proveniente dal castello di Racconigi*
L’elaborato di tesi descrive l'iter che ha permesso di eseguire il restauro pilota di 6 frammenti in gesso appartenenti a un imponente fregio neoclassico rinvenuto in frammenti di varie dimensioni nell’estate del 2012 in un locale della Margaria nel parco del castello di Racconigi (CN). La tesi di laurea magistrale è stata l’occasione per avviare uno studio interdisciplinare dell’opera nel suo insieme e per mettere a punto le metodologie di intervento idonee per il restauro, la conservazione e l’esposizione dei frammenti oggetto di tesi, fornendo al contempo le linee guida per giungere al recupero dell’intero fregio. Grazie alle ricerche storiche e archivistiche è stato possibile risalire agli artefici del fregio, contestualizzarlo e conoscerne in parte la storia conservativa; l’osservazione diretta dell’opera e il supporto delle indagini scientifiche hanno invece permesso di studiare il fregio dal punto di vista materico e di approfondire le cause dei fenomeni di degrado riscontrati, permettendo infine di elaborare un progetto di intervento coerente con le esigenze specifiche dell’opera e di condurre il restauro pilota presso i laboratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.

Il fregio in stile neoclassico è stato modellato dallo scultore genovese Giuseppe Gaggini sulla base del disegno di progetto di Pelagio Palagi tuttora conservato presso la Biblioteca Reale di Torino. Secondo quanto riportato dalle fonti storiche, l’opera sarebbe il modello dal quale avrebbero dovuto trarre il fregio in marmo raffigurante il “Trionfo di Paolo Emilio sul re Perseo” commissionato da re Carlo Alberto di Savoia per decorare le pareti della stanza del trono (ora nota come Sala del biliardo) nella residenza di Racconigi, ma il fregio in marmo non venne mai realizzato ed il modello in gesso fu depositato nelle cantine dove iniziò a deteriorarsi. Il disegno di Palagi è risultato pertanto fondamentale per comprendere la corretta sequenza dei frammenti di maggiori dimensioni costituenti il fregio nonché per effettuare un confronto tra il disegno e la realizzazione scultorea.
L’opera è un altorilievo realizzato in gesso all’interno di una forma a perdere a partire dalla modellazione in creta. Il modello in gesso presenta elementi di materiali diversi (quali mattoni e perni metallici) inseriti allo scopo di alleggerire il manufatto e di conferirgli sostegno. Numerosi fenomeni di degrado riscontrati sull’opera sono una conseguenza della tecnica di esecuzione. I segni riconducibili alla tecnica esecutiva ed i fenomeni di degrado riscontrati su tutti i frammenti appartenenti al fregio sono stati dettagliatamente documentati mediante fotografie e grafici (ad esempio i dilavamenti, le mancanze, le fratture, le ossidazioni metalliche, i graffi, i depositi di materiale coerente e incoerente). Analizzando lo stato di conservazione sono quindi state evidenziate le due principali tematiche da affrontare durante l’intervento: la pulitura ed il riassemblaggio dei frammenti di varie dimensioni.
Il supporto da parte di professionalità afferenti all’ambito scientifico si è rivelato utile soprattutto durante l’esecuzione di prove di pulitura e di riadesione su campioni appositamente preparati al fine di selezionare i prodotti e le metodologie più idonei per l’intervento di restauro e verificarne l’efficacia. I test preliminari di pulitura sono stati condotti impiegando sia metodi fisici che metodi chimici: due strumentazioni laser con variazione dei parametri; sistemi di dry cleaning quali gomme, polveri, spugne e panni aventi diversa composizione chimica; gel di agar e solventi applicati con differenti modalità e percentuali. I risultati più soddisfacenti sono stati ottenuti mediante alcuni metodi di dry cleaning che hanno permesso di raggiungere in modo graduale un buon livello di pulitura rispettando la pelle del gesso. La gradualità e controllabilità del metodo di pulitura avevano particolare rilevanza in quanto i frammenti costituenti il fregio presentavano stati di conservazione diversi e quantità di depositi variabili.

I prodotti impiegati per le prove sui campioni sono stati successivamente testati sull’opera e combinati in modo da mettere a punto la metodologia più idonea per la pulitura del fregio. Gli stessi provini sono stati impiegati anche per testare alcuni materiali adesivi al fine di selezionare il più adatto per ricollocare i frammenti di piccole dimensioni. I campioni sono stati sottoposti a due test differenti: il primo volto a controllare la risposta dell’adesivo all’azione meccanica e la sua reversibilità; il secondo aveva come obiettivo la verifica della capacità del prodotto di sostenere il peso dei frammenti da riposizionare. L’intervento di restauro pilota è stato svolto su 6 frammenti rappresentativi dei principali fenomeni di degrado osservati sul fregio. Dopo aver rimosso i depositi incoerenti, infatti, è stata evidenziata una sensibile differenza cromatica tra i manufatti. La pulitura a secco eseguita combinando i prodotti selezionati a seguito dei test sui campioni ha consentito di ottenere una pulitura omogenea delle superfici lisce e degli incavi del modellato, permettendo di preservarne l’aspetto mosso e vibrante. In seguito sono stati ricollocati i frammenti di piccole dimensioni ed alcune scaglie applicando l’adesivo selezionato a seguito dei test e isolando le zone limitrofe alle aree di interfaccia. Per motivi conservativi, lungo le linee di giunzione dei frammenti riposizionati sono state eseguite stuccature sottolivello con funzione di sigillatura e allo stesso modo si è provveduto a riempire le fessurazioni e i fori causati dal dilavamento. La scelta di applicare il gesso sottolivello è stata fatta ragionando sullo stato di conservazione dei frammenti costituenti l’intero fregio e perseguendo lo scopo del minimo intervento. Per lo stesso motivo anche la presentazione estetica è stata ridotta a interventi di ritocco puntuale, facilmente removibile e non alterabile nel tempo, atti a raggiungere l’accordo cromatico tra le parti per favorire la lettura e l’apprezzamento estetico dell’opera. Considerando la storia conservativa del fregio, la sua fragilità nonché le difficoltà operative, si è deciso di non vincolare tra loro i frammenti di maggiori dimensioni, bensì di pensare al progetto di una struttura contenitiva adatta all’housing dell’opera, alla sua movimentazione e all’esposizione al pubblico. Le maggiori problematiche risultavano essere il peso dei frammenti e il fatto che per restituire la corretta inclinazione del modellato i frammenti non potevano essere semplicemente accostati sopra un piano omogeneo. Ad ogni modo le problematiche connesse all’housing e all’allestimento non sono state affrontate in maniera compiuta e le due soluzioni proposte intendevano essere lo spunto per riflessioni successive.
Questa tesi è stata la prima occasione per accrescere le conoscenze relative al “Trionfo di Paolo Emilio sul re Perseo”, alle sue esigenze conservative e alle metodologie di intervento idonee, tra cui si sottolinea la pulitura con sistemi di dry cleaning non usuali nell’ambito del restauro di sculture in gesso. Infine, le indicazioni ottenute dalle attività di studio e di restauro sono risultate fondamentali per la stesura del progetto di intervento sull’intero fregio da parte della Soprintendenza competente, la quale alla fine del 2015 ha avviato il restauro del fregio al fine di permetterne la successiva esposizione al pubblico.


*Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita presso Università degli Studi di Torino in convenzione con Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2012/2013. Tutor: Michela Cardinali; Referenti: Silvia Piretta, Lorenzo Appolonia.


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