Su questo sito si utilizzano cookies tecnici e di terze parti. Proseguendo la navigazioni accetti.

GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Alba Paola - La velinatura. Riflessioni su un’operazione problematica*
La velinatura resta oggi una tecnica poco indagata, sebbene sia largamente impiegata per la protezione degli strati costitutivi di un dipinto, oltre che per la loro riadesione e consolidamento. Spesso utilizzata in casi di emergenza o come operazione accessoria ad altri interventi strutturali, ad un primo sguardo può apparire semplice, priva di conseguenze e completamente reversibile. In realtà essa è governata da complessi meccanismi che coinvolgono gran parte della stratigrafia del dipinto e potrebbe avere ripercussioni anche gravi sulla conservazione di quest’ultimo. Si è dunque ritenuto utile compiere uno studio che permettesse di indagare la velinatura da diverse prospettive, con particolare riferimento ai dipinti su tela. Il lavoro intrapreso ha permesso di pervenire ad una visione il più possibile organica sulla velinatura, sia dal punto di vista dell’evoluzione del suo impiego, sia da quello dei meccanismi che la regolano sul duplice piano teorico e sperimentale.

Per tracciare una storia dell’evoluzione degli scopi, delle tecniche e dei materiali è stata compiuta una ricerca bibliografica, che ha evidenziato la scarsità di testimonianze dirette sull’argomento, sia antiche sia recenti, dovuta alla scarsa importanza riservata nel corso del tempo a questa operazione. Infatti, raramente la velinatura è riuscita a valicare il limite che esiste tra la tradizione orale di una pratica applicativa e la sua trasposizione in forma scritta. Dato che la velinatura è da sempre stata associata ad altre operazioni strutturali, in particolare alla foderatura dei dipinti su tela, è stata compiuta una lettura critica delle fonti storiche inerenti a queste operazioni a partire dal Settecento, con particolare riferimento all’ambito italiano, ma senza tralasciare importanti testimonianze ed esperienze in ambito internazionale. È stato anche formulato un questionario, sottoposto a restauratori di diversa provenienza e formazione. Questo ha permesso di delineare una storia dell’origine e dell’evoluzione di quelle tecniche oggi definite tradizionali e tuttora largamente impiegate in Italia, come la velinatura a colla di coniglio e la velinatura a colletta. Si è dunque cercato di comprendere i cambiamenti occorsi con l’introduzione dei materiali di sintesi nello scorso secolo e quale legame sussista tra le metodologie applicative di velinature realizzate con adesivi tradizionali e con polimeri sintetici. Particolare attenzione è stata rivolta all’influenza dell’entusiasmo per i nuovi materiali e dello sviluppo di un approccio più scientifico votato al minimo intervento.

La ricerca storiografica è stata accompagnata da uno studio sui meccanismi di velinatura. L’operazione prevede che due classi di materiali, un polimero allo stato fluido e una membrana costituita nella maggior parte dei casi di cellulosa, interagiscano tra loro per formare un legame adesivo/coesivo con il dipinto. Conoscere i fenomeni di degrado di un dipinto e le caratteristiche dei materiali impiegati è parso un punto di partenza fondamentale per comprendere come l’adesivo impiegato per la velinatura si diffonda sulla superficie e all’interno del dipinto e ragionare sull’interazione della velinatura con il substrato. Si è dunque scelto in prima istanza di analizzare separatamente i fenomeni di distacco e decoesione degli strati più superficiali e le caratteristiche dei supporti interinali e dei polimeri maggiormente impiegati, con particolare riferimento ai meccanismi adesivi e penetrativi. È stato così possibile formulare alcune ipotesi sulle possibili interazioni adesivo/coesive tra polimeri e supporti interinali con la stratigrafia del dipinto durante le fasi di applicazione, permanenza e rimozione della velinatura, mettendo in luce i limiti e i rischi della tecnica e fornendo degli spunti per realizzare velinature che possano soddisfare specifiche esigenze, attraverso variazioni delle caratteristiche dei materiali e delle tecniche applicative.

Le conoscenze acquisite sono servite a progettare un ampio protocollo di ricerca con lo scopo di verificare le ipotesi formulate e confrontare un numero ristretto di tipologie di velinatura. È stato delineato un protocollo di ricerca che permettesse di analizzare i tre fattori ritenuti più importanti: forza adesiva del giunto, entità della penetrazione degli adesivi nel substrato, permanenza dei residui dopo la rimozione. È stato possibile realizzare solo la prima fase del progetto, che ha previsto la caratterizzazione meccanica dei giunti adesivi di quattro tipologie di velinatura e l’osservazione delle superfici dopo la rimozione meccanica delle velinature.

Basandosi sull’indagine bibliografica e sul questionario precedentemente citato, sono state selezionate due velinature con adesivi tradizionali (colla di coniglio; colletta) e due velinature realizzate con polimeri di sintesi (Plexisol P550 disciolto in solvente apolare; membrane pre-collate con Aquazol 500 impiegate nel settore del restauro dei manufatti cartacei e sperimentate da altri restauratori per la velinatura). Per tutte le tecniche, come supporto interinale è stata usata una carta giapponese ampiamente impiegata in Italia, la Bib Tengujo 240. La superficie del dipinto è stata riprodotta in modo semplificato utilizzando la sola vernice, stesa su lastre di vetro satinato. Per aumentare la rappresentatività delle prove sono state impiegate una vernice tradizionale e una sintetica, la Dammar e la Retoucher Surfin, sottoposte ad invecchiamento con lampade UV. I giunti sono stati delaminati a secco con test di peeling e sono state effettuate analisi di controllo in microscopia stereoscopica e Raman sulle superfici e sui residui d’adesivo, che hanno permesso tra l’altro d’accertare che la rottura è sempre avvenuta tra l’adesivo e la vernice. Dai test meccanici è emersa la differenza tra la forza adesiva sulla vernice Retoucher Surfin, minore di quella relativa alla vernice Dammar, resa ancora più polare dai processi ossidativi legati all’invecchiamento artificiale. Tra le informazioni rilevanti vi è la differenza, non sensibile alla diluizione, tra la forza adesiva della colla di coniglio e della colletta, sempre minore su entrambe le vernici. La blanda forza adesiva delle velinature realizzate con Plexisol P550 potrebbe essere dovuta ad una scarsa affinità della soluzione apolare con la membrana interinale o anche con i substrati. Le velinature ad Aquazol 500 hanno mostrato di avere una discreta forza adesiva su entrambe le vernici, in particolare sulla Dammar.

La scarsità di fonti bibliografiche emersa da questo studio è di per sé una dimostrazione della scarsa importanza riservata a questo argomento. Dai documenti rinvenuti e dalle risposte al questionario si evince che le tecniche tradizionali a colla di pelli e a colletta sono tutt’ora le più impiegate e si percepisce anche un forte legame con l’ambiente di formazione, che porta la maggior parte dei restauratori ad impiegare soltanto l’uno o l’altro materiale. Inoltre, anche quelle rare volte che si utilizzano polimeri di sintesi, si ricorre alle metodologie applicative tradizionali invece di sfruttare al meglio le possibilità offerte dai singoli materiali. Non si possono certamente negare i progressi fatti negli ultimi decenni grazie alle riflessioni ed agli studi di alcuni specialisti del settore. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il confronto resta vincolato alla tradizione orale.
L’analisi dei meccanismi di velinatura hanno confermato quanto la velinatura debba essere considerata un intervento a tutti gli effetti, con rischi e limiti da valutare caso per caso. Le grandi differenze riscontrate tra la forza adesiva delle differenti velinature dimostrano, infatti, quanto possa essere ingannevole e rischioso un approccio basato sull’intuito.
Il lavoro proposto rappresenta un primo approccio scientifico allo studio delle tecniche di velinatura e ci si augura che in futuro vengano compiuti ulteriori ricerche, per ottenere gli strumenti necessari per selezionare velinature con caratteristiche che rispecchino le necessità specifiche. Si spera anche che una maggiore consapevolezza delle caratteristiche e delle problematiche derivanti dall’uso della velinatura possa sollecitare i colleghi a valutare caso per caso la sua reale necessità.


*Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, a.a. 2014/2015. Relatori: Laura Baratin,Luce Giorgi; Correlatori: Antonio Iaccarino Idelson, Simona Rinaldi, Annarosa Mangone.


Bibliografia essenziale

G. AGOSTINELLI, Il trasporto dei dipinti su tela: storia di una tecnica, attualizzazione e prospettive, Tesi di laurea in “Conservazione e restauro dei beni culturali”, Università di Urbino Carlo Bo, 2012-13;

M. ANSALONE, A. DI MAJO, C. FEDERICI, L. MITA, La connotazione dei materiali impiegati nel restauro. Le carte giapponesi, “Bollettino ICPAL”, 1986, 40;

J. ARSLANOGLU, Evaluation of the use of aquazol as an adhesive in painting conservation, "WAAC newsletter", 2003, 25 (2);

U. BALDINI, in Firenze Restaura. Il laboratorio nel suo quarantennio, Firenze 2013 (1972);

A. BARROS D'SA, L. BONE, R. CLARRICOAETES, A. GENT (a cura di), Adhesives and consolidants for painting conservation, London 2012;

G. BONSANTI, M. CIATTI (a cura di), Ulisse Forni, Manuale del pittore restauratore. Studi per la nuova edizione, Firenze 2004;

L. BORRELLI, Restauro e restauratori di dipinti in Francia dal 1750 al 1860, “Bollettino dell’Istituto Centrale del Restauro”, 1950;

CESMAR7 (a cura di), L’attenzione alle superfici pittoriche. Materiali e metodi per il consolidamento e metodi scientifici per valutarne l’efficacia, Atti del Terzo Congresso Internazionale Colore e Conservazione, Milano 10-11 Novembre 2006, Padova 2008;

M. CIATTI, Appunti per un manuale di storia e teoria del restauro. Dispense per gli studenti, Firenze 2009;

A. CONTI, Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte, Milano 1988;

P. CREMONESI, L. BORGIOLI, Le resine sintetiche usate nel trattamento di opere policrome, Padova 2005;

P. CREMONESI, M. FRATELLI, D. RIGGIARDI, Opere senza veli la criticità della velinatura dei dipinti e le alternative possibili, in “Lo stato dell'arte 4”, Atti del IV Congresso Nazionale IGIIC, Siena 28-30 settembre 2006, Firenze 2006;

V. HORIE, Materials for Conservation - Organic consolidants, adhesives and coatings, Oxford 2010;

J. LAROCHE, M. V. SACCARELLO, La foderatura dei dipinti, due teorie a confronto, "Kermes", 1996, 25;

S. LORUSSO (a cura di), Caratterizzazione, tecnologia e conservazione dei manufatti cartacei (I beni culturali e l’ambiente), Bologna 2006 (prima ed. 1996);

M. MATTEINI, A. MOLES, La chimica nel restauro, Firenze 2007;

V.R. MEHRA, Comparative study of conventional relining methods and materials and research towards their improvement. Interim report, Icom commette for conservation 3th triennal meeting, Madrid 1972;

V. R. MEHRA, Further developments in cold-lining (nap-bond system), Atti dell’ ICOM Committee for Conservation 4th Triennal Meeting, Venezia 1975;

S. MUÑOZ VIÑAS, Contemporary theory of conservation, Oxford 2005;

A. NEVIN et Al., Assessment of the ageing of triterpenoid paint varnishes using fluorescence, Raman and FTIR spectroscopy, “Analytical and Bioanalytical Chemistry”, 2009, 395 (7);

V. PARODI (a cura di), Giovanni Bedotti, Il restauro dei dipinti, Firenze 2008;

A. PATAKI, Remoistenable tissue preparation and its practical aspects, in “Restaurator: international journal for the preservation of library and archival material”, 2009, 30(1/2);

G. PRIORI, V. QUATTRINI, La caratterizzazione delle carte orientali, “Bollettino ICR”, 2005, 10- 11;

M. ROSSI DORIA, Requiem o recupero critico dei metodi di foderatura tradizionali, Atti del XI° Congresso Nazionale IGIIC 10/12 Ottobre 2013, Bologna;

N.C. SCHELLMANN, Animal glues: a review of their key properties relevant to conservation, in “Reviews in conservation”, 2007, 8;

G. SECCO SUARDO, Il restauratore dei dipinti, Milano 2010 (1894);

G. SCICOLONE, La cinetica di degrado della cellulosa in funzione della progettazione degli interventi conservativi sui supporti cellulosici tessili, Interim meeting: International conference on painting conservation, Valencia 9-11 marzo 2005, Valencia 2005;

G. TORRACA, in B. ZANARDI, Uno sguardo sul restauro dagli anni Cinquanta del novecento ad oggi, Atti della Giornata di studi in onore di Giorgio Torraca, Città del Vaticano 3 dicembre 2012, s.l. s.d.;

G. TRANQUILLI, Aspetti tecnici dell'attività di Pietro Edwards: metodologia di intervento e materiali utilizzati per il restauro dei dipinti su tela, “Bollettino D'Arte”, 1996, 96-97;

G. TRANQUILLI, Tradizione e innovazione tra sette e ottocento nella conservazione delle tele di grande formato a Venezia, Atti del Congreso internacional de restauraciòn de pinturas sobre lienzo de gran formato, València 9-11 marzo 2010;

A. VILLERS (a cura di), Lining paintings: papers from the Greenwich conference on comparative lining techniques, London 2003;

R. WOLBERS, M. MCGINN, D. DUERBECK, Poly (2-Ethyl-2-Oxazoline): A New Conservation Consolidant, in V. DORGE, F. CAREY HOWLETT (a cura di), Painted Wood: History and Conservation. Getty Conservation Institute, Los Angeles 1998;

B. ZANARDI, Giovanni Urbani e la fondazione delle moderne foderature dei dipinti su tela. Una conversazione con Walter Conti ed Enzo Tassinari, “Bollettino ICR”, 2012, 24-25;