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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Bianco Francesca - Il restauro della “Pietà tra i santi Ambrogio e Girolamo” di Giovanni Ambrogio Della Torre. Riflessione sull’utilizzo e sul comportamento nel tempo di materiali di comune impiego nelle contemporanee pratiche di restauro*
Il presente contributo raccoglie tutti i risultati acquisiti nell’ambito dello studio interdisciplinare condotto in occasione dell'intervento di restauro della pala d'altare cinquecentesca, proveniente dalla chiesa parrocchiale di Paderno d'Adda (LC) raffigurante la Pietà tra i santi Ambrogio e Girolamo.
Essendo questa l’unica opera firmata dal pittore lombardo Giovanni Ambrogio Della Torre, artista fino ad oggi poco conosciuto, essa costituisce il primo vero documento per l’inquadramento della vicenda critica e storica della produzione del maestro rinascimentale.

In occasione di questo lavoro di tesi si è tentato perciò di delineare, attraverso lo studio delle tecniche di realizzazione dell’opera e l’analisi dei dati ottenuti dall’approfondita indagine storico-artistica, un primo cruciale profilo di questa poco indagata figura, un talentuoso e stimato maestro milanese di ambito gaudenziano, teso tra le proposte di aggiornamento manierista e la nostalgia della tradizione lombarda a cavallo tra Quattro e Cinquecento che offre oggi interessanti spunti per ulteriori studi.

Nel tentativo di ricostruire le vicende storico-conservative dell’opera dal momento della sua realizzazione ad oggi, sono state inoltre formulate alcune ragionevoli ipotesi, utili sia a disaminare le cause che hanno portato alla formazione dei fenomeni di degrado, che a progettare e condurre un intervento di restauro quanto più consapevole e coerente.

Nello specifico, è stato possibile comprendere che le principali criticità che il dipinto presentava al suo arrivo nei laboratori di restauro sono derivate per lo più dalle repentine variazioni termo-igrometriche caratterizzanti i diversi luoghi di esposizione unite alla spiccata sensibilità di un dipinto su tavola a tali sbalzi di umidità.

Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alle metodologie e ai materiali di intervento utilizzati durante l’ultimo restauro risalente al 1998, di cui si ha notizia grazie alla documentazione di fine intervento redatta dall’esecutore dei lavori, il restauratore Claudio Fociani.

La raccolta di tali preziose informazioni, oltre ad aver permesso una più esaustiva analisi delle cause dei fenomeni di degrado che l’opera presentava al momento dell’arrivo nei laboratori di restauro, ha costituito un’occasione di riflessione su come l’utilizzo di alcuni materiali di comune impiego nelle contemporanee pratiche di restauro, se non correttamente valutato, possa influire sulle successive scelte operative e metodologiche d’intervento o, addirittura, costituire un'ulteriore causa di deterioramento per le opere stesse.

Avvalendosi degli studi presenti in letteratura ed eseguendo appositi test su provini è stato in particolare valutato il comportamento nel tempo del Primal AC-33, impiegato come adesivo per le operazioni di fermatura di sollevamenti (intervento del 1998), e i vantaggi e gli svantaggi dell'utilizzo del Ciclododecano come legante volatile per la velinatura (intervento 2014).

Il fine ultimo è stato quello di evidenziare alcune delle problematiche che possono scaturire dall'uso di materiali di recente formulazione, troppo spesso impiegati per la loro semplicità di utilizzo senza però avere dati esaustivi sugli effetti a lungo termine che possono verificarsi all’interno del sistema dipinto.

Alla luce di tali dati, è stato predisposto un progetto di intervento quanto più consapevole e coerente possibile, volto al complessivo recupero dell’opera. In tale fase progettuale, consci dell’inesistenza di un restauro dal carattere definitivo, è stata condotta una sperimentazione su provini realizzati ad hoc al fine di individuare i materiali più idonei alla risoluzione delle problematiche del dipinto senza che questi, negli anni a seguire, vadano a costituire un danno per l’opera e un limite per le future scelte di intervento.

In questo senso è stato fondamentale l’apporto di dati fornito dalla ragionata campagna d’analisi, micro-invasiva e non, condotta ai fini conoscitivi e diagnostici.

La realizzazione delle operazioni di restauro sul dipinto, infine, ha costituito un ulteriore momento di conoscenza e offerto anche la possibilità di convalidare le scelte operative e metodologiche intraprese in fase progettuale.

Per concludere, con l’obiettivo di rendere l’intervento il più possibile esaustivo e globale, sono stati affrontati a livello progettuale gli aspetti relativi alla futura conservazione, valorizzazione e fruizione dell’opera. Con questo proposito è stato quindi individuato un metodo per la realizzazione di un sistema elastico di controllo dei movimenti del legno e per la messa in opera di una soluzione espositiva che permetta una corretta conservazione e fruizione del dipinto anche in ambienti poco adatti.

* Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita presso Università degli studi di Torino in convenzione con Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2014/2015. Relatori: Bernadette Ventura, Tommaso Poli; Correlatori: Alessandro Morandotti.


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Testi a stampa

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