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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Cirrincione Claudia - I costumi teatrali dell'allestimento dell'opera de I Puritani di Peter Hall del Teatro Massimo di Palermo. Restauro conservativo, creazione di un protocollo d'uso e contributo alla definizione della scheda VAC-S*
Gli oggetti tessili sono sempre stati fatti ricadere all’interno della categoria delle arti minori: oggetti d’uso poco considerati e, di conseguenza, poco valorizzati e salvaguardati. 
Nello specifico, l’elaborato affronta lo studio e la conservazione dell’abito, nata al fine di indagare le cause di degrado e le metodologie di restauro nell’ambito tessile vestimentario. All’interno della categoria di tali beni si inseriscono i costumi teatrali, rappresentazione di cultura e società, testimonianze del passato e, pertanto, beni culturali da esporre e fruire, tutelare e conservare. In tale ambito si è affrontato il restauro conservativo di due tra gli abiti più antichi della collezione della Fondazione del Teatro Massimo di Palermo: i costumi maschile e femminile dei protagonisti dell’opera lirica de I Puritani, regia di Franco Zeffirelli, costumi di Peter Hall, anno 1961.

Sono state affrontate le problematiche aperte del riconoscimento legislativo di tali beni, operando una disamina dei principali strumenti di catalogazione di tali manufatti in uso oggigiorno. Sulla scorta della loro analisi è stata applicata sperimentalmente la scheda VAC-S, Vestimenti antichi e contemporanei semplificata, [1] analizzando i suoi punti di forza e di debolezza e verificandone l’efficacia al fine di creare uno strumento utile anche nel campo della conservazione e del restauro. L’intervento conservativo ha messo in luce le difficoltà dell’approccio nei confronti di abiti contemporanei: non soltanto dal punto di vista materico, in quanto i costumi sono realizzati con materiali sintetici e artificiali ancora poco studiati, ma anche metodologico, essendo oggetti tridimensionali e polimaterici. Nell’ambito dell’intervento è stato necessario l’impiego di tecniche di diversi ambiti materici e, dunque, il coinvolgimento di diverse figure professionali, simbolo perfetto di quella multidisciplinarità che il mondo del restauro rappresenta. L’approccio all’abito in una prospettiva sperimentale è stato imprescindibile ai fini della conservazione e del restauro, perché ha influito sia sulle scelte teoriche sia sull’applicazione delle relative tecniche.

Lo studio dei manufatti ha permesso di concentrare l’attenzione su una peculiarità della categoria “costume teatrale”. Essi, in quanto beni riadattati nel tempo alle differenti tipologie di spettacolo e cantanti, finiscono per essere soggetti a molteplici riusi: prassi teatrale che provoca continui rimaneggiamenti dovuti non soltanto alle esigenze sceniche, ma anche al volere degli stessi autori. Partendo da un’indagine generale sulle modifiche abitualmente subite dalla categoria in esame, è stato possibile prospettare un percorso di ricerca che conducesse alla creazione di una metodologia di indagine. Essa consta di tutte quelle operazioni tramite le quali è possibile ripercorrere i rimaneggiamenti e le trasformazioni apportate nel tempo agli abiti di scena. I costumi teatrali de I Puritani sono stati, dunque, oggetto di uno studio preliminare che ha riguardato anche la confezione e l’analisi del taglio sartoriale originali.

Con il sussidio delle foto di scena storiche, è stato possibile ricostruire le modifiche che da uno spettacolo all'altro furono operate sui costumi e confrontarle con la fonte primaria avendone riscontro. Ciò ha permesso di sviluppare e portare ad un livello successivo la ricerca sperimentale. Essa implica, per conseguenza, una domanda di fondo: può essere proposto un riuso dei costumi teatrali in seguito ad interventi di manutenzione o restauro? A tale domanda si è cercato di dare una risposta, di capire se fosse possibile ridare la funzione primaria a questi beni, riportarli sulla scena e, se si, in che modo. Qualora l’Ente proprietario, infatti, volesse far prevalere quest’ultima ipotesi, è stato elaborato un manuale relativo, che svolge la funzione di guida per le operazioni previste. Tale riuso potrà svilupparsi secondo due direttive: la prima, più classica e statica, prevederebbe la mera esposizione su manichino; la seconda, più dinamica e sperimentale, un possibile reinserimento sulla scena, giustificato in particolari occasioni puntualmente descritte. Il manuale risponde alle esigenze dei costumi e permette loro, in entrambi i casi, di esprimere tutte le potenzialità possibili nel rispetto delle esigenze conservative dello status di “beni culturali”.

Il Teatro Massimo ha, inoltre, già assunto la funzione di promotore della ripresa della tradizione e dell'arte sartoriale, volendo ridare valore e visibilità a costumi altrimenti dimenticati: i costumi oggetto di intervento sono stati esposti tradizionalmente in occasione dell’apertura della stagione lirica 2012; tale scelta è stata premiata dal riscontro positivo del pubblico che ha mostrato interesse e stupore per un'attività che è stata ripetuta dall’Ente e che ha, quindi, soddisfatto gli obiettivi e i propositi dell’iniziativa.

[1] La scheda VAC-S è stata istruita dall'Università di Bologna nel 2010, per confronto ed estrapolazione dalla scheda VeAC Vestimenti antichi e contemporanei da cui deriva, creata dal PaBAAC, Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee (oggi Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) in collaborazione con l'ICCD l'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione per intervento del MIBAC Ministero per i Beni e le Attività Culturali (oggi MIBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). 
 
 
* Tesi di Laurea Magistrale conseguita presso l’Università degli Studi di Palermo, Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, a.a. 2012-2013. Relatore: Maurizio Bruno, Angela Lombardo; correlatore: Vittorio Ugo Vicari.


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