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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Martino Manuela - Il restauro di un bassorilievo policromo del XV secolo: l’Eterno Padre di Palazzo Abatellis (Prima prova tecnico-laboratoriale)*

Il restauro eseguito durante una tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Palermo, ha previsto una prima fase di ricerca storico-artistica e di valutazione dello stato di conservazione del manufatto, seguita da una campagna diagnostica che ha affiancato ogni fase dell’intervento e il restauro vero e proprio dell’opera in cui sono state impiegate, oltre alle classiche metodologie, delle cellule vitali di Desulfovibrio vulgaris per la pulitura. 

Nello specifico è stata studiata la metodologia di pulitura più opportuna per un bassorilievo marmoreo policromo raffigurante l’Eterno Padre benedicente, esposto alla Galleria Interdisciplinare della Regione Sicilia di Palazzo Abatellis (Palermo) e realizzato da un anonimo scultore lombardo nel XV secolo.
Per effettuare una pulitura mirata ed efficace ed aumentare la conoscenza dello stato di conservazione dell’opera, questa è stata sottoposta ad una serie di indagini diagnostiche. In particolare l’opera è stata indagata in situ con l’analisi di Fluorescenza a Raggi X su alcuni punti campione caratterizzati da cromie rosse, brune e verde-azzurre; i materiali identificati corrispondono a quelli ampiamente usati in epoca rinascimentale, in accordo con le informazioni storico artistiche circa l’uso della policromia per la decorazione delle superfici marmoree.

Per quanto riguarda i fattori di degrado, il deposito coerente, che si presentava molto scuro e compatto, è stato caratterizzato chimicamente tramite Fluorescenza a Raggi X (XRF) e Spettrometria Infrarossa in Trasformata di Fourier (FTIR). Inoltre è stata effettuata un’acquisizione fotografica in fluorescenza nel visibile indotta da illuminazione ultravioletta.

Considerato che alla luce dei risultati ottenuti, estese porzioni della superficie erano caratterizzate da depositi con rilevante presenza di solfati, sono stati eseguiti dei test per stabilire l’agente desolfatante da impiegare e la metodologia di applicazione più appropriata, consapevoli che l’operazione sarebbe stata modulata e diversificata quasi centimetro per centimetro, date le condizioni disomogenee del deposito e la probabile presenza di policromie celate al di sotto di questo.

Vista la necessità di rendere controllabile e selettiva la pulitura sono state impiegate delle soluzioni acquose in forma gelificata valutandone le diverse peculiarità. Oltre ai classici agenti desolfatanti, per la rimozione delle croste nere, sono state applicate sulla superficie dell’opera delle cellule batteriche vitali della specie Desulfovibrio vulgaris in forma liofilizzata (Micro4Art solfati© prodotto dalla società Micro4you S.r.l.) dopo idratazione e gelificazione con acido poliacrilico modificato (Carbogel).

Considerando i risultati ottenuti si può affermare che l’utilizzo di specifici taxa microbici nel campo della conservazione, in sostituzione dei tradizionali solventi, risponde alle caratteristiche di selettività della pulitura, rispettando i materiali costitutivi del manufatto come richiesto in un moderno intervento di restauro conservativo. Tale metodo, quindi, rappresenta una valida alternativa alle metodologie tradizionali, nella direzione di un restauro più green, che rispetti non soltanto il manufatto ma anche l’operatore e l’ambiente. 

*Tesi di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR/02) conseguita presso Università degli Studi di Palermo in convenzione con il Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, a.a. 2012/2013. Referente tecnico scientifico: Franco Palla; Referente Storico artistico: Maurizio Vitella, Evelina de Castro; Restauratore: Lorella Pellegrino.

Il delicato approccio alla pulitura di opere lapidee con tracce di policromia. (Seconda prova teorica-metodologica)*

Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare sotto diversi aspetti, grazie a contributi storico letterari e tecnico-scientifici, il tema suggestivo della policromia nella statuaria lapidea. Generalmente, le nostre abitudini visive e culturali ci convincono che la statuaria, ed in particolare quella marmorea, debba essere  bianca, candida e lucente per esaltare la preziosità del materiale costitutivo. Ebbene, se ciò è vero per alcune correnti artistiche, come ad esempio quella neoclassica, non è sempre confermabile per periodi storici precedenti; anzi, fin dall’antichità sculture e architetture erano molto spesso concepite policrome. Nell’elaborato è stato inizialmente analizzato il dibattito storico – letterario nato intorno alla policromia, il cui culmine polemico, ma anche di elaborazione e di riflessione, si ebbe nella metà dell’Ottocento. Agli inizi del secolo scorso l’interesse per il colore nella statuaria e nell’architettura si spense ed in seguito l’argomento venne trascurato e marginalizzato fino ai giorni nostri, divenendo quasi del tutto assente dall’ambito degli studi. Solo da qualche anno l’interesse storiografico per la policromia si è riacceso, con una serie di nuovi studi, mostre e convegni dedicati.

La trattazione è continuata con lo studio e la comprensione dei procedimenti tecnici e dei materiali costitutivi dei manufatti lapidei policromi, fornendo un quadro generale dei differenti materiali impiegati e delle tecniche di esecuzione. Oggi, grazie alle moderne tecniche d’indagine scientifica e alle notizie riportate nelle fonti letterarie, la conoscenza dei pigmenti e leganti utilizzati e della tecnica con cui il supporto lapideo veniva preparato al colore o alla doratura, ha raggiunto un buon grado di esattezza. Inoltre è stato esaminato come, nel trascorrere del tempo, cambi il modo con cui il colore si integri con il volume della scultura.

Il restauro di un’opera policroma richiede un approccio metodologico e diagnostico alquanto particolare e selettivo, finalizzato alla conoscenza, alla salvaguardia e alla conservazione del valore documentale delle superfici. La trattazione è dunque proseguita affrontando il tema della pulitura, l'operazione più delicata e rischiosa dell’intervento di restauro, dato il suo carattere completamente irreversibile. Prendendo spunto da restauri realizzati su opere policrome, sono state analizzate le diverse possibilità d’intervento offerte dalla vasta gamma di prodotti per il restauro attualmente in commercio.

Infine è stata avviata una sperimentazione su alcuni prodotti in grado di gelificare soluzioni acquose. In particolare, sono state studiate le caratteristiche di tre sistemi gelificati, selezionati per una possibile applicazione sulla statuaria policroma, analizzando vantaggi e svantaggi di ogni prodotto: Gomma Xantano (Vanzan NF-C); Acido Poliacrilico modificato (Carbogel) e Argilla sintetica colloidale (Laponite).

In una prima fase si è analizzato il loro comportamento reologico, misurando la viscosità al variare della percentuale di gelificante e registrando eventuali variazioni dovute all’aggiunta di un additivo alla soluzione. Dei numerosi gel preparati ne sono stati selezionati alcuni, con e senza additivi, e questi sono stati utilizzati in test specifici, per studiarne sia il sistema di rilascio di soluzioni acquose, sia lo scorrimento su superfici inclinate, sia la resistenza alla colonizzazione microbica, che la tendenza a lasciare residui sulla superficie trattata.

In conclusione, i risultati di questo studio forniscono informazioni utili per effettuare una pulitura consapevole, graduale e controllata di superfici lapidee che presentano policromie.

*Tesi di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR/02) conseguita presso Università degli Studi di Palermo in convenzione con il Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, a.a. 2012/2013. Relatore: Franco Palla; Correlatore: Nicola Muratore; Restauratore: Lorella Pellegrino. 

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