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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Funari Sara - Il crocifisso ligneo nella sagrestia dei Mansionari nel duomo di Como; intervento di restauro e proposta di inquadramento storico tipologico*
Il lavoro di tesi svolto sul Crocifisso ligneo nella Sacrestia dei Mansionari nel Duomo di Como (h77cm, l 73 cm, p13 cm) si propone di raccontare in maniera approfondita l'intervento di restauro condotto sull’opera, ripercorrendo passo dopo passo tutte le fasi e le motivazioni che hanno portato alle scelte determinanti per l’intervento stesso.

La prima parte della tesi, di carattere teorico, è caratterizzata da una scrupolosa ricerca di informazioni e nozioni innovative mai affrontate sull'opera e si delinea come indagine fondamentale per comprendere appieno le origini ed il contesto storico-culturale nel quale è stato realizzato il crocifisso, utile non solo per avere una visione completa di un'opera fino ad ora mai studiata e probabilmente sottovalutata, ma fondamentale anche nella comprensione di alcune delicate operazioni di restauro.

A seguito del confronto tra il Crocifisso della Sacrestia dei Mansionari con una serie di crocifissi simili prodotti in Lombardia e nell’attuale Canton Ticino tra la fine del XIV secolo e l'inizio del secolo seguente, è stato possibile attribuire una datazione all’opera che coincide proprio con il periodo appena delineato. La conferma dell’antichità dell’opera si è avuta anche a seguito delle indagini diagnostiche stratigrafiche propedeutiche all’intervento di restauro che hanno riscontrato, almeno tre interventi di ridipintura integrale ed una pellicola pittorica originale a tempera grassa, tecnica pittorica già in uso alla fine del XIV secolo. Vista la quantità di similitudini ed analogie tra il Crocifisso della Sacrestia dei Mansionari e la serie di crocifissi sopracitata, è stato possibile ipotizzare con molta probabilità la presenza, in zona, di una bottega d'appartenenza comune a tutti i crocifissi annoverati nella serie. Inoltre, l’opera oggetto di tesi è dotata di capelli e barba posticci, usanza molto diffusa soprattutto verso l’inizio del Cinquecento. Per questo, il Crocifisso della Sacrestia dei Mansionari si identifica come uno dei pochi esemplari lombardi (a noi noti) risalente ad un periodo che si staglia agli albori del XV secolo ad essere dotato di tale espediente e ad essere caratterizzato da ridotte dimensioni.

Lo studio d’archivio e le ricerche bibliografiche hanno portato ad ipotizzare alcune significative ipotesi sulle possibili origini e sugli impieghi precedenti dell’opera che, come dimostrato dal verbale di una Sessione della Fabbrica del Duomo, entra in Sacrestia solo nel 1838. Lo spirito di studio ed approfondimento che ha guidato queste ricerche ci ha permesso di individuare una probabile origine della scultura grazie ad una visita pastorale del 1598 in cui si legge come l’antico Altare di S. Bartolomeo, in passato presente in Duomo, fosse dotato di un’immagine caratterizzata da un Crocifisso di piccole dimensioni. Purtroppo non abbiamo dati certi in grado di confermare quest’ipotesi, poiché questa visita pastorale è l’unica in cui si legge dell’altare di S. Bartolomeo.

Un’ altra ipotesi, questa volta relativa ad un possibile riutilizzo dell’opera, riguarda l’Altarino del Perdono, menzionato dal canonico Ciceri e risalente al XVI secolo. Il canonico specifica come l’altarino in legno abbia sopra il gradino un Crocifisso, la M.V. Addolorata e due Angeli. E’ probabile che il Crocifisso della Sacrestia dei Mansionari, già di proprietà della Fabbrica, venne riutilizzato dopo il 1598 per questo scopo.

Una volta delineato il contesto d’appartenenza e dopo aver definito i degradi dell’opera, è stato possibile programmare l’intervento di restauro in accordo con la Soprintendenza di Milano. Dal punto di vista conservativo l’opera si presentava in precario stato di conservazione ma in una fase in cui era ancora possibile un buon recupero. Come già espresso, grazie alle indagini stratigrafiche preliminari all’intervento, ci si è resi conto di come l’opera fosse stata più volte ridipinta ed è stato possibile individuare, attraverso l’analisi dei pigmenti e dei leganti, l’epoca di appartenenza delle ridipinture. L’attenta analisi delle ridipinture ci ha permesso di predisporre l’intervento di pulitura, operazione questa estremamente articolata poiché ci si è chiesti più volte quale strato di pellicola pittorica conveniva mantenere e quale, al contrario, rimuovere. La decisione finale è stata quella di mantenere la prima ridipintura integrale riconducibile ad un periodo compreso tra il XVI e il XVII secolo, ridipintura ormai molto antica, storicizzata e con lo stesso legante della pittura originale. Le ridipinture successive, invece, sebbene anch’esse antiche (identificabili nel XVIII secolo) erano state eseguite in modo affrettato ed errato dal punto di vista cromatico, alterando la corretta lettura dell’opera. Non sempre, infatti, è accettabile il recupero di quanto è più antico, come, viceversa, non è opportuno mantenere acriticamente qualunque trasformazione subita dall’opera nel corso della sua storia, soprattutto se, come in questo caso, rappresenta una deturpazione per la scultura. Prima di effettuare questa importante operazione di pulitura il crocifisso è stato sottoposto a trattamento disinfestante. L’intervento di restauro è poi proseguito per fasi: attraverso il consolidamento puntuale degli strati pittorici in parte sollevati, passando poi all’eliminazione delle vecchie e cospicue stuccature presenti negli incavi ascellari e allo smontaggio delle braccia, ormai instabili e mal fissate al resto del corpo.

La pulitura degli incastri ha reso possibile l’individuazione di un perno non originale e mal funzionante che è stato sostituito con un nuovo perno eseguito tramite il calco della sede di quello originale ancora presente su una delle due braccia. Dopo aver assemblato le braccia, effettuato la pulitura dello sporco superficiale presente sullo strato riportato alla luce e la verniciatura delle lacune, si è proceduto alla stuccatura delle stesse. Il ritocco pittorico è avvenuto attraverso il metodo della selezione cromatica, seguendo il ductus pittorico ed il modellato dell’opera. Dopo aver eseguito la verniciatura finale, la capigliatura e la coroncina in corda intrecciata, precedentemente smontate dalla scultura, sono state pulite dal cospicuo deposito polverulento. I capelli sono stati montati su di un supporto in tela per permettere di mantenere la capigliatura nella sua forma originale e per facilitare la pulitura degli stessi durante la manutenzione ordinaria della scultura.

Infine è stato affrontato l’argomento della ricollocazione dell'opera all'interno del nuovo Museo della Cattedrale di Como, oggi in fase di realizzazione. In questa parte viene proposta una panoramica generale riguardante la collezione che farà parte del museo. Si passerà poi alla proposta espositiva vera e propria che prevede: una determinata collocazione dell'opera nello spazio, un'illuminazione adeguata e due proposte differenti per la sostituzione della croce non originale.

* Tesi di diploma accademico di II livello a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (DASLQ01) conseguito presso l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, a.a. 2016/2017. Relatore coordinatore: Prof.ssa Milena Monti, Relatore: Prof.  Alberto Rovi.


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