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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Facchinetti Maria - La croce astile di Saint-Denis. Studio, diagnostica e restauro di un arredo liturgico del xv secolo*
Il restauro di manufatti di oreficeria presenta problematiche specifiche legate alla storia conservativa degli oggetti e al loro degrado, all’aspetto funzionale che spesso caratterizza questa classe di manufatti, e alla poca attenzione che, fino ad anni recenti, la storia del restauro e la teoria della conservazione hanno dedicato a questo settore, determinando l’assenza di precise indicazioni di metodo negli interventi effettuati.

L’intervento eseguito sul manufatto oggetto di questo studio, una croce astile d’ambito valdostano risalente alla seconda metà del XV secolo completa di nodo e costituita da una struttura interna lignea ricoperta da lamine metalliche in rame argentato a dorato, è stato concepito come strumento di conoscenza nel rispetto dell’opera, distaccandosi dalle pratiche artigianali più legate ai concetti di ripristino e riparazione. Per questo motivo, preliminarmente all’intervento è stato condotto uno studio approfondito del manufatto siluppato parallelamente in tre direzioni, lo studio delle tecniche esecutive, della storia conservativa del manufatto e l’indagine delle sue attuali condizioni conservative, supportato da una campagna approfondita di indagini scientifiche. I dati ricavati, unitamente alle considerazioni di metodo maturate, hanno guidato le scelte di un intervento non invasivo che si configura come il più possibile mirato alle problematiche dell’opera.

La critica inserisce il manufatto all’interno di un ristretto gruppo di suppellettili ecclesiastiche di ambito valdostano databili tra la prima metà del XIII secolo e il pieno Quattrocento, accomunate dall’utilizzo di lamine metalliche caratterizzate dai medesimi motivi decorativi e dalla tecnica con cui veniva effettuato lo sbalzo: mediante l’utilizzo di stampi. Questo dato ha indirizzato la ricerca stilistica e tecnologica verso questa particolare tecnica di decorazione, in un confronto con gli altri oggetti del medesimo contesto di provenienza. Sono state analizzate le caratteristiche formali e le tecniche di queste particolari lamine stampate, alla ricerca di indicazioni su tipologia e forma delle singole matrici con cui sono stati effettuati gli stampi, utili per un futuro confronto con le lamine stampate degli altri manufatti del gruppo valdostano. La ricerca eseguita su campo ha permesso infatti definire meglio il gruppo di oggetti caratterizzati dalle lamine stampate con le medesime matrici, producendo per ognuno la documentazione fotografica, una scheda in cui confluissero i dati raccolti relativi ai tipi di lamine in opera in ciascun manufatto, e la mappatura di questi sul territorio.

Lo studio dei dati conservativi, condotto sull’oggetto stesso, ha invece permesso di far luce sulle vicissitudini della storia conservativa del manufatto, altrimenti scarse. Sono stati infatti presi in esame gli elementi rintracciabili sullo stesso manufatto che contenessero indicazioni sulla storia conservativa della croce, distinguendoli in danni derivati da fattori meccanici legati all’utilizzo dell’oggetto e possibili conseguenze di riparazioni.
I dati forniti dalle analisi scientifiche, condotte con il duplice scopo di indagare lo stato di degrado dei materiali costituenti e di acquisire dati ulteriori che potessero integrare la storia conservativa dell’oggetto, sono ancora più necessari nel caso di oggetti come la croce astile, che presentano un struttura in un certo senso stratificata della quale è possibile visionare direttamente solo gli elementi più esterni. Per indagare le problematiche statiche riscontrate nel braccio destro e nella zona di incastro tra nodo e montante senza eseguire uno smontaggio sono state eseguite delle radiografie e una TAC della parte superiore del manufatto; mentre per quanto riguarda le lamine metalliche, il cui stato conservativo all’esame autoptico risultava buono, si è scelto di sottoporle ad un ampia campagna di analisi, mediante la spettrofotometria di fluorescenza ai raggi X (XRF), con un intento principalmente conoscitivo mirato ad avere una migliore caratterizzazione dei materiali costituenti e la verificare la loro omogeneità. Questi ultimi dati erano necessari come verifica degli elementi sulla storia conservativa dell’oggetto ipotizzati nel corso dello studio del manufatto.
L’intervento di restauro, una volta appurati i problemi conservativi dell’opera e le metodologie migliori, si è limitato ad azioni mirate e di minimo intervento, in considerazione del fatto che la croce è un oggetto già grandemente riparato. Pertanto è stato escluso lo smontaggio totale del manufatto, prevedendo invece solo quello relativo alle zone dove si necessitasse di intervenire sulla struttura interna, scelta che ha condizionato le successive operazioni.

L’intervento di restauro è stato effettuato in due distinte fasi: la prima mirata alla risoluzione dei problemi strutturali, e la seconda finalizzata ai trattamenti della superficie.A causa del dissesto della struttura interna del manufatto in due punti differenti e del riconoscimento dell’impossibilità di appurare le sue reali condizioni di conservazione, i motivi e l’ampiezza del danno, si è reso necessario lo smontaggio delle lamine metalliche che rivestono le zone danneggiate, per poter accedere direttamente al supporto ligneo. Inoltre si è deciso di non utilizzare il tradizionale sistema con cui normalmente viene eseguita questa operazione, ossia tramite l’utilizzo di leve, considerato che l’esiguo spessore delle lamine metalliche e il fatto che fossero tutte caratterizzate da trattamenti estetici di superficie, che avrebbe implicato alte probabilità di deformare le lamine o danneggiare le dorature e argentature. È stato messo a punto un sistema che ovviasse a questi problemi, basato sulla legatura della testa del chiodo. In questo modo è stato possibile rimuovere i chiodi che trattenevano le porzioni di lamine metalliche senza attuare su di esse nessun tipo di forza
Il consolidamento della struttura interna è stato affrontato in differenti modalità secondo necessità: sul braccio sinistro della croce tramite il ristabilimento dell’adesione tramite prodotti idonei e collanti specifici, mentre per l’intersezione tra croce e nodo si è proceduto alla creazione di nuovi sistemi di assemblaggio realizzati attraverso una serie di calchi della parti costitutive. In entrambi i casi sono state scelte soluzioni reversibili, compatibili coi materiali presenti e che non interferissero visivamente con le parti originali.
Le scelte inerenti i metodi di pulitura sono state necessariamente guidate dal non avere eseguito lo smontaggio totale, attestandosi dopo una serie di test, su una pulitura meccanica particolarmente delicata eseguita a tampone con carbonato di calcio, acqua demineralizzata e solventi.
Il rimontaggio, la protezione finale e la creazione di un imballaggio idoneo sia al trasporto che alla conservazione in deposito terminano l’intervento.

 
*Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita presso l'Università degli studi di Torino in convenzione con Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2014/2015. Relatori: Lucia Miazzo, Alessandro Lo Giudice. Correlatori: Maria Beatrice Failla, Marco Nervo.
 


Bibliografia essenziale

 
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L. Dolcini, Il restauro delle oreficerie: premesse di metodo, in: L. Dolcini (a cura di), Il restauro delle oreficerie. Aggiornamenti, Appunti del Museo Bagatti Valsecchi, Editori di Comunicazioni Lupetti, Milano 1996.


G. Rosario, Conservazione e restauro dei manufatti lignei, in: L. Dolcini (a cura di), Il restauro delle oreficerie. Aggiornamenti, Appunti del Museo Bagatti Valsecchi, Editori di Comunicazioni Lupetti, Milano 1996.


Maria Grazia Vaccari, La conservazione delle arti decorative. Qualche appunto metodologico, in: Il restauro delle arti decorative. Metodologie ed esempi, a cura di Maria Grazia Vaccari, Appunti del Museo Bagatti Valsecchi, Skira editore, Milano 1997.


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Corti e Città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, catalogo della mostra a cura di E. Pagella, E. Rossetti Brezzi, E. Castelnuovo (Torino, Palazzina della Promotrice della Belle Arti 7 febbraio – 14 maggio 2006), Milano, Skira 2006.


A. Vallet, Calici, ostensori e reliquiari: Jean de Malines e la produzione orafa ad Aosta nella prima metà del XV secolo, Corti e Città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, catalogo della mostra a cura di E. Pagella, E. Rossetti Brezzi, E. Castelnuovo (Torino, Palazzina della Promotrice della Belle Arti 7 febbraio – 14 maggio 2006), Milano, Skira 2006.


C. Innocenti, Il restauro delle oreficerie all’Opificio delle Pietre Dure. Note di metodo, in: Ori, Argenti, gemme. Restauri dell’Opificio delle Pietre Dure, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Medici Ricciardi, 30 settembre 2007- 8 gennaio 2008) a cura di C. Innocenti, Mandragora, Firenze 2007.


Antologia di Restauri. Arte in Valle d’Aosta tra Medioevo e Rinascimento, catalogo della mostra (Aosta, Chiesa di san Lorenzo, 28 aprile – 30 settembre 2007) a cura di E. Rossetti Brezzi, Musumeci Editore, Aosta 2007.