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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Campo Roberta - Il restauro del dipinto su tela raffigurante la Madonna del Latte tra I Santi Onofrio e Nicola Vescovo. Approfondimento e sperimentazione della metodologia di sutura “testa testa” nei dipinti su tela: adesivi e armature a confronto*
Il dipinto raffigura la Madonna del Latte tra i Santi Onofrio e Nicola Vescovo, proviene dalla Chiesa dell’Annunziata di Termini Imerese, attualmente si trova nel Duomo della stessa città, ovvero la Chiesa di San Nicola di Bari. Il manufatto è firmato <<F. Quaraisima>> e viene riportata anche la scritta che rimanda ai committenti: <<Macinatorum et Molitorum opus>> e la data 1630.
 
L’intervento di restauro è stato importantissimo nel rivelare particolari inediti del dipinto e ha permesso di acquisire dati relativi alla tecnica esecutiva dell’artista. Dopo aver esaminato attentamente il dipinto e aver documentato ampiamente lo stato di fatto dell’opera prima dell’inizio dei lavori, è stato eseguito l’intervento di restauro.

La fase di pulitura è stata sicuramente quella più complessa di tutto l’intervento.
Diversi sono stati i test di pulitura effettuati su diverse campiture di colore, per individuare il metodo di pulitura più idoneo, che permettesse di procedere per strati, vista la complessa stratigrafia e le numerose sovrapposizioni che il dipinto presentava. Il problema principale era rappresentato, infatti, dalle numerose ridipinture soprattutto quelle che interessavano porzioni del dipinto di particolare importanza, come il viso e le mani della Madonna e del Bambino, che risultavano fortemente compromesse.
È stato attentamente valutato se e dove rimuovere le ridipinture per cercare di trovare un criterio uniforme, per procedere nella pulitura in maniera omogenea e coerente. Risultava evidente e necessario rimuovere la vernice poiché irrimediabilmente alterata. Pertanto viste le caratteristiche delle ridipinture al di sopra di essa, è stato deciso, dopo un’attenta analisi critica, di eliminare solo le stuccature e le ridipinture al di sopra dello strato di vernice.
Proprio durante la rimozione di una stuccatura, estesa e collocata nella porzione inferiore del dipinto, è stato possibile notare che al di sotto, vi era uno strato pittorico, che era stato totalmente coperto da una spessa e tenace ridipintura. Questa si estendeva per tutta l’area compresa tra i Santi Onofrio e Nicola. Dopo la rimozione dello strato di vernice, quest’area presentava una consistenza e corposità totalmente differente rispetto al resto del dipinto e non si accordava con le tinte delle porzioni di cielo alle spalle dei due Santi.

Con il consenso della competente Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Palermo, sono stati effettuati dei piccoli saggi di pulitura per verificare la presenza e l’estensione della pellicola pittorica al di sotto della ridipintura. Dopo aver verificato la presenza di uno strato pittorico sottostante, in buone condizioni e sicuramente originale, è stato deciso di pulire ulteriormente quest’area per riportare in superficie elementi occultati. Si trattava, infatti, della raffigurazione delle anime del purgatorio avvolte dalle fiamme, la cui rappresentazione si collega perfettamente con l’iconografia e la simbologia connessa ai due Santi.
Completata la fase di pulitura tutte le fasi successive sono state effettuate in funzione della realizzazione di una foderatura a colla pasta secondo la tecnica romana.
Dopo la velinatura e lo smontaggio dal telaio sono state avviate tutte quelle fasi che predispongono il dipinto alla foderatura, ovvero: pulitura del verso, consolidamento del supporto, la realizzazione di suture e inserti, ed infine la foderatura vera e propria. Successivamente il dipinto è stato svelinato, smontato dal telaio interinale e rimontato su una nuova struttura di sostegno. A questo punto era pronto per essere preverniciato, stuccato, ritoccato e verniciato per assicurarne la protezione finale.

Il trattamento del supporto tessile prima della fase di foderatura, quindi la realizzazione delle suture e degli inserti, è stato il punto di partenza di una ricerca volta ad approfondire il trattamento di tagli, strappi e lacune nei supporti tessili nel restauro strutturale dei dipinti su tela.
La fase preliminare della ricerca è stata portata avanti durante un tirocinio condotto presso l’Istituto di Conservazione e Restauro di Valencia (IVC+R), in occasione del progetto Erasmus Placement.

Preliminarmente, è stato approfondito l’uso delle varie tipologie di supporti tessili nell’evoluzione storica della pittura su tela, le caratteristiche della fibra di lino e dei tessuti da esso derivati, i fattori di degrado e le diverse morfologie. A partire dalle numerose notizie sulle diverse metodologie d’intervento strutturale per i dipinti su supporto tessile, sono stati raccolti i dati relativi alle varie modalità d’intervento, dalle più antiche sino a quelle contemporanee, con un ulteriore approfondimento sugli adesivi più usati attualmente per questo tipo di trattamento, le tecniche di applicazione e le diverse tipologie di opere su cui sono stati più frequentemente impiegati.

Da un’attenta disamina dei numerosi interventi di restauro, divulgati attraverso riviste specialistiche, atti di convegni e pubblicazioni di vario genere, emerge chiaramente come le notizie sui supporti tessili siano talvolta superficiali, c’è ancora poca cura e una certa confusione nel caratterizzare in maniera tecnica i tessuti dei dipinti restaurati o le differenti forme di alterazione. Fortunatamente in molti studi vengono invece riportati i dati completi relativi alla caratterizzazione del tessuto di supporto per i dipinti su tela (tipo di fibra, armatura, riduzione, densità). Nella maggior parte dei casi (circa il 90%), si tratta di supporti che presentano un’armatura tela, quindi una tipologia di intreccio semplice, per la quale le operazioni di sutura e ricongiungimento del filato, mediante utilizzo di adesivi sintetici, risultano sicuramente più agevoli.

L’obiettivo principale della ricerca è stato quello di valutare il comportamento di diversi adesivi usati per la sutura testa-testa, su tele con armature semplici e complesse quali: la saia (detta anche diagonale o diagonale continua) e lo spinato (detto anche twill, spina di pesce o diagonale spezzata).
Gli adesivi scelti in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche, sono stati formulati e proposti in concentrazioni compatibili con la metodologia di sutura.

È stato analizzato il comportamento meccanico degli adesivi utilizzati sui diversi tipi di tela, creando una scala di valori di resistenza alla trazione. E’stato valutato, se è necessario modificare le modalità di applicazione del prodotto in relazione al tessuto e, tramite il confronto dei risultati dei test di resistenza meccanica, se la differenza di intreccio e di densità del supporto tessile abbiano un’influenza sulle proprietà meccaniche del sistema tela + adesivo.
Inoltre, alla luce dei dati attualmente disponibili in letteratura, si è deciso di prendere anche in considerazione il biodeterioramento degli adesivi sintetici, le cause e le possibili conseguenze nei confronti dei manufatti oggetto di intervento, effettuando dei test scientifici in laboratorio.
La sperimentazione biologica ha voluto valutare il possibile sviluppo di colonie fungine e batteriche sugli adesivi selezionati, in particolare sia su frammenti di adesivo tal quale, applicati su un substrato inerte, sia in combinazione con un supporto tessile.



Tesi di Laurea Magistrale conseguita presso l’Università degli Studi di Palermo, Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, a.a. 2012-2013. Primo relatore: Mauro Sebastianelli; Secondo relatore e referente scientifico: Franco Palla; Correlatori: Prof. Giuseppe Giambanco, Dott. Jesús Martínez Moreno.


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