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Ciclododecano solido
Settore:
Materiali lapidei, musivi e derivati ;Superfici decorate dell’architettura ;Manufatti dipinti su supporto ligneo o tessile ;Manufatti scolpiti in legno, arredi e strutture lignee ;Manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti ;Materiali e manufatti tessili, organici e pelle;Materiali e manufatti ceramici e vitrei;Materiali e manufatti in metallo e leghe;Materiale librario e archivistico e manufatti cartacei e pergamenacei;Materiale fotografico, cinematografico e digitale;Strumenti musicali
Descrizione:
Il Ciclododecano – idrocarburo ciclico insaturo di formula C12H24 – è una molecola di sintesi introdotta nel campo del restauro nel 1995 da Hans Michael Hangleiter, Elisabeth Jäger e Erhard Jäger. Si presenta in cristalli incolori solubili nei principali solventi apolari (idrocarburi alifatici, aromatici, alogenati o eteri). Grazie ad un’elevata pressione di vapore, possiede la particolare proprietà fisica di sublimare a temperatura ambiente, ovvero di passare dallo stato solido direttamente a quello aeriforme; i tempi di sublimazione dipendono direttamente dai parametri ambientali (temperatura, ventilazione), dalle modalità di applicazione, dal tipo di solvente, dalla concentrazione del soluto, dalla composizione e dalla porosità del substrato.
Classe:
Adesivi;Consolidanti;Protettivi
Bibliografia:
C. ANSELMI, F. PRESCIUTTI, B. DOHERTY, A. DAVERI, C. MILIANI , B. G. BRUNETTI, A. SGAMELLOTTI, Ottimizzazione dei metodi di applicazione del ciclododecano come protettivo temporaneo per interventi in emergenza, in Lo stato dell’arte 6, VI congresso nazionale IGIIC, Volume degli atti, Firenze, Nardini, 2008, pp. 351-357

I. BRÜCLE, J. THORTON, K. NICHOLS, G. STRICKLER, Cyclododecane: technical note on some uses in paper and objects conservation, in Journal of the American Institute for Conservation, n. 38 (1999)

CESMAR7 (a cura di), L’attenzione alle superfici pittoriche. Materiali e metodi per il consolidamento e metodi scientifici per valutarne l’efficacia, Atti del congresso, Milano, 10-11 novembre 2006, Saonara (PD), Il Prato, gennaio 2008

P. CREMONESI, M. FRATELLI, D. RIGGIARDI, Opere senza veli: la criticità della velinatura dei dipinti e le alternative possibili, in Lo stato dell’arte 4, IV congresso nazionale IGIIC, Volume degli atti, Firenze, Nardini, 2006, pp. 173-178

H. HANGLEITER, L. SALTZMANN, Un legante volatile: il ciclododecano, in CESMAR7 (a cura di), L’attenzione alle superfici pittoriche. Materiali e metodi per il consolidamento e metodi scientifici per valutarne l’efficacia - 2, Atti del congresso, Milano, 21-22 novembre 2008, Saonara (PD), Il Prato, 2009, pp. 109-113

G. HIBY, Il ciclododecano nel restauro di dipinti su tela e manufatti policromi, Quaderno n. 5 CESMAR7, Saonara (PD), Il Prato, marzo 2008

V. MUROS, J. HIRX, The use of cyclododecane as a temporary barrier for water-sensitive ink on archaeological ceramics during desalination, in Journal of the American Institute for Conservation, n. 43 (2004), hhttp://cool.conservation-us.org/coolaic/jaic/articles/jaic43-01-006.html

S. ROWE, C. ROZEIK, The uses of cyclododecane in conservation, in Studies in conservation, n. 53 (2008), pp.17-31, http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1179/sic.2008.53.Supplement-2.17

R. STEIN, J. KIMMEL, M. MARINCOLA, F. KLEMM, Observations on cyclododecane as a temporary consolidant for stone, in Journal of the American Institute for Conservation, n. 39 (2000)

Ciclododecano, scheda tecnica fornita da C.T.S. Srl

http://cyclododecane.net/
Sara Bassi
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Commenti  

+1 #3 Valeria Galizzi 2017-06-05 21:28
Ho sempre utilizzato il ciclododecano in forma solida, sciolto a bagnomaria senza l'aggiunta di solvente ed applicato a pennello, mantenendo la fonte di calore vicina per poterlo riscaldare all'occorrenza.
In una sola circostanza mi è capitato di utilizzare il ciclododecano spray per una velinatura di emergenza: in questo caso ho applicato il ciclododecano fino ad ottenere uno strato molto spesso di prodotto in forma pulverulenta ed in seguito l'ho riscaldato in modo che acquisisse l'aspetto compatto e ceroso tipico, costituendo solo dopo la fusione uno strato adatto alla protezione della superficie trattata. Trovo che la forma di applicazione spray possa essere molto utile per l'utilizzo del prodotto laddove non sia agevole avere una fonte di calore vicina o dove tutte le zone della superficie da trattare non siano facilmente trattabili tramite applicazione a pennello (forti sottosquadri, alcuni tipi di soffitti o superfici con parti pericolanti sensibili alla pressione esercitata dal pennello,...)
#2 Serena Di Gaetano 2017-04-05 12:36
Io l'ho utilizzato per fare un preconsolidamento della pellicola pittorica in vista di successive operazioni di pulitura e anche per sigillare una frattura di un intonaco durante l'iniezione di malta. In questo caso l'ho usato puro, disciolto a caldo e applicato immediatamente in modo che formasse uno spessore consistente. Con il prodotto solido, sciolto col calore e applicato contestualmente, non ho mai avuto problemi. Non posso dire la stessa cosa con la formulazione spray. Lo avevo utilizzato per formare un film omogeneo che fungesse da strato di protezione di una superficie lapidea, in vista di un calco con resina colabile. Nonostante lo strato fosse abbastanza spesso (1,5 mm) il solvente impiegato per disperdere l'idrocarburo, è stato parzialmente solubilizzato dal solvente utilizzato per rendere la resina fluida.Risultato: parte della resina siliconica si era attaccata alla superficie lapidea.L'ho usato anche sciolto in cicloesano e mai avuto problemi. Con la ligroina su supporto molto poroso (intonaco), sono rimasti inspiegabilmente residui di prodotto, nonostante i ripetuti impacchi estrattivi.Ovviamente poi ha sublimato, ma l'aspetto della superficie era cambiato.
+1 #1 Sara Bassi 2017-02-24 17:37
L’ho impiegato come consolidante temporaneo (per la velinatura con o senza carta giapponese), ma può essere utilizzato anche come impermeabilizzante all’acqua / protettivo temporaneo (ad esempio, durante la foderatura o la pulitura del retro di un dipinto su tela).
I principali solventi in cui può essere solubilizzato sono: cicloesano, ligroina, etere di petrolio, n-esano. La solubilizzazione può essere agevolata ponendo la soluzione su una fonte di calore a bagnomaria, avendo l’accortezza di tenere chiuso il tappo per limitare l’evaporazione del solvente. Ho provato concentrazioni ≤50% p/V, ma si possono variare in base all’impiego e alle necessità di lavorazione; la soluzione al 50% p/V, ad esempio, necessita di un periodo che varia da una a due settimane per la completa sublimazione a T amb; esiste l’eventuale possibilità di accelerare la sublimazione utilizzando la ventilazione o il calore di un fon a temperatura adeguata.
Ho sperimentato l’applicazione a pennello, per sgocciolatura, a pennello interponendo carta giapponese (che può essere rimossa immediatamente oppure lasciata).
Per velinare, ho osservato che le soluzioni di ciclododecano in solventi più volatili (es: cicloesano) lasciano un film di cristalli piccoli e ben impacchettati tra loro; i film formatisi dalle soluzioni di ciclododecano in solventi meno volatili (es: ligroina), invece, presentavano cristalli leggermente più grandi e una distribuzione più eterogenea (i cristalli hanno più tempo per “accrescersi”). Comunque il prodotto presenta un alto potere consolidante.
Altri vantaggi riscontrati: utilizzabile su superfici sensibili all’acqua (previ test di solubilità); utilizzabile e solubile a T amb; molto utile in caso di superfici pittoriche dalla morfologia eterogenea per la presenza di stesure a corpo o di sollevamenti marcati o ancora di pellicole polverulente; evita a priori il problema della rimozione proprio della velinatura (no solventi e no azione meccanica); non avviene alcun fissaggio dello strato di particolato atmosferico decoeso al film pittorico; non compromette le successive indagini diagnostiche.

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