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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Napoli Claudia - Il Restauro dei misteri della Madonna del rosario della chiesa di San Francesco a Ostra. Proposta di materiali alternativi nel sistema di ancoraggio: velcro e magneti*

Le opere studiate, raffiguranti i Misteri del Rosario, provenienti dalla chiesa di San Francesco di Ostra erano inserite in una struttura lignea dorata, incorniciano la pala d’altare con la Madonna del Rosario, attribuita a Ventura Mazzi.

Le opere, databili al XVII secolo, sono suddivise in tre gruppi (Misteri Gaudiosi, Misteri Dolorosi e Misteri Gloriosi) e testimoniano la diffusione del modello rosariano nel territorio italiano dopo la battaglia di Lepanto (1571), vinta dalla Lega Santa, per intercessione, secondo papa Sisto IV, della Vergine a cui il culto è, appunto, dedicato.Le opere hanno da subito suscitato un notevole interesse per le citazioni baroccesche e i richiami ad altriartisti di fine ‘500. L’Annunciazione e la Visitazione sono palesemente citazioni delle celebri tele di Federico Barocci; la Natività riprende l’Adorazione dei Pastori di Tiziano; la Flagellazione è ispirata alla tela di Sebastiano del Piombo; infine, la Resurrezione è un chiaro riferimento allo stendardo di Tiziano dipinto per la Confraternita del Corpus Domini di Urbino.

Dall’analisi delle opere prima dell’intervento di restauro, è emerso che il loro pessimo stato di conservazione era dipeso soprattutto dal sistema di ancoraggio inadeguato e in alcuni casi totalmente inesistente. Obiettivo della nostra ricerca è stato, quindi, quello di studiare e adoperare dei materiali alternativi al fine di rimediare agli inconvenienti dei metodi di ancoraggio tradizionali mediante chiodatura. Infatti, come è ben noto, oltre alla distribuzione eterogenea delle forzegenerate dal vincolo, con il passare del tempo si possono verificare l’ossidazione del metallo e dellefibre tessili, rottura delle stesse, l’allentamento del dipinto e un indebolimento generale delle partiperimetrali della tela.
Le indagini da noi svolte sono nate, pertanto, dall’esigenza di applicare unsistema di ancoraggio meno invasivo che non diventasse, a sua volta, fattore di ulteriore degrado.

In questo caso specifico, la soluzione da noi ricercata, oltre a rispettare le esigenze conservativedell’opera, doveva soddisfare determinati parametri:
- permettere la ricollocazione originaria dei dipinti senza snaturare la tipologia delle opere;
- storicizzare l’intervento effettuato in passato, riutilizzando le tavolette lignee a cui le tele eranoancorate o adagiate;

- consentire ispezioni e monitoraggi futuri da parte di personale competente.
Partendo da queste premesse, è stato svolto uno studio su alcuni materiali già proposti in precedenti pubblicazioni, come il velcro e i magneti, e su altri materiali quali il nastro magnetico e il nastro metallico. Materiali, questi, facilmente reperibili, con un costo accessibile, duraturi, reversibili e sostituibili.

I materiali analizzati sono stati i seguenti:
1. Nastro magnetico MT-20-STIC, con magnetizzazione a strisce e anisotropa, composto da Ferrite di Stronzio e plastica flessibile, fornito dalla ditta SuperMagnete.

2. Magneti S-05-01 N e S-10-01 N, composti da Neodimio-Ferro-Boro con rivestimento nichelato (NI-Cu-Ni).

Il nastro metallico è servito da componente complementare ai magneti e al nastro magnetico al fine di generare una forza d’attrazione nella realizzazione del giunto.

3. Velcro, materiale ampliamente usato nel settore tessile e già impiegato, in determinati casi, nel campo del restauro. Nella sperimentazione sono stati usati tre tipi di velcro: due di colore bianco, uno autoadesivo e uno no, forniti dalla ditta Ausonia e Furlana s.r.l., e uno nero prodotto dalla ditta Letterfix.

Mediante delle prove di laboratorio con strumentazione specifica per quantificare la forza del giunto determinata dai diversi materiali è stato verificato il tensionamento minimo e massimo applicabile per ogni sistema di ancoraggio. Per i materiali magnetici si è fatto riferimento ai test eseguiti da parte della ditta produttrice (norma ASTM A794): la misurazione della forza di distacco tra un magnete (incollato ad un supporto di legno) e una lamiera di acciaio dello spessore di 2 cm è stata effettuata applicando un carico graduale e crescente al perno della macchina a trazione ancorato, a sua volta, al perno del magnete.

Sul velcro sono stati effettuati due tipi di test. Nel primo, il test di “pelage”, è stata individuata la forza di “pelage”, ovvero quella che serve a separare due materiali incollati. Il test è stato eseguito facendo aderire un pezzo di nastro velcro uncino ad uno asola su di un pannello e procedendo allo strappo del nastro con un determinato angolo, indicato con θ. Il test è stato eseguito in tre situazioni di “pelage” differenti: θ inferiore a 90°, θ uguale a 90° e θ uguale a 180°. Un secondo test è statoeffettuato in riferimento alla Norma UNI EN ISO 22777 al fine di appurare la resistenza aseparazione del giunto. Per eseguire il test, in base all’attrezzatura presente nei laboratori di analisi,sono state compiute delle modifiche nelle dimensioni dei campioni e nella componente meccanica della strumentazione adoperata. I provini per il test sono stati preparati tagliando un pezzo di nastro velcro uncino e asola della lunghezza di 420 mm. Il nastro è stato fatto aderire ad una tela apprettata della stessa lunghezza e larghezza 20 mm. Il test è stato condotto facendo aderire, con nastrobiadesivo, il velcro asola ad una ganascia e il velcro uncino all’altra. Il tutto è stato ancorato a unapressa con funzione di trazione; le due ganasce sono state unite ed è stato attivato il meccanismo per la separazione ad una velocità di 5 mm/minuto.

Il fine dei test è stato quello di verificare che l’ancoraggio realizzato con tali materiali fosse ingrado di reggere il massimo tensionamento utile del dipinto, il quale non dovrebbe superare il valore di 2.5 N/cm2.
Individuate le caratteristiche peculiari dei materiali da noi scelti, si è proceduto alla creazione di diversi modelli di ancoraggio analizzandone gli aspetti positivi e quelli negativi, al fine di individuare il sistema che risultasse più idoneo alla tipologia dei manufatti oggetto dell’interventodi restauro e di valutare la resa effettiva nella realizzazione di un ancoraggio tela/tavola.

Dalla sperimentazione da noi eseguita è emerso che i modelli più idonei erano quelli realizzati con il velcro, mentre sono stati esclusi i modelli ottenuti con i magneti al Neodimio e il nastro metallico. Nonostante i valori di forza di attrazione da loro esercitata fossero elevati, di fatto l’attrazione generata era insufficiente nel garantire un ancoraggio efficace, causando uno slittamento dellestrisce perimetrali della tela. Lo stesso discorso è valso per l’ancoraggio dato dal nastro magnetico enastro metallico. È stato escluso anche il modello di ancoraggio con giuntura dei due nastri magnetici, nonostante la tensione fosse adeguata e uniforme lungo i lati, si sono riscontrate delle difficoltà nella messa in posa del
nastro.

Concludendo la nostra scelta si è orientata sull’utilizzo del velcro: garantisce una distribuzione uniforme lungo tutto il perimetro del dipinto, a differenza dei sistema tradizionale in cui la forza è concentrata nei singoli punti dei chiodi; non è invasivo e ha consentito il rispetto della tipologia del manufatto e la storicizzazione del precedente intervento di restauro, permettendo, inoltre, il monitoraggio futuro delle opere, nell’ottica di una conservazione programmata.

*Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, a.a. 2014/2015. Relatori: Daphne De Luca, Antonio De Luca, Gianluigi Tonelli



Bibliografia essenziale

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- J. Stone, Velcro: the final frontier, Discover, 1988, pp.82-84;

- L. R. Green, D. Thickett, Testing Materials for the Storage and Display of Artefacts. A Workshop at the British Museum 11 and 2 May 1994, British Museum, London, 1994;

- F. Del Zotto, Telai e dipinti su tela. Equilibrio delle tensioni e proposte, in “Progetto Restauro”,2003, n.25, pp.24-46;

- A. Iaccarino Indelson, G. Capriotti, (a cura di), Tensionamento dei dipinti su tela. La ricerca del valore di tensionamento, Nardini Editore, Firenze 2004;

- L. Rella, L.Saccani, Un restauro ragionato. La Crocifissione di Stephan Kessler, in “Cesmar7”,n.3, Il Prato, Padova 2006;

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- A. Giordano, I magneti come una possibile alternativa ai tradizionali sistemi di chiodatura perl’ancoraggio dei dipinti su tela, in C. Lodi, C. Sburlino (a cura di), Prima, durante...invece delrestauro, Atti del sesto congresso internazionale COLORE E CONSERVAZIONE, materiali e metodi nel restauro delle opere policrome mobili, Parma 16-17 novembre 2012, p. 331;