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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Gervasio Francesca – Un capitello-vasca in arenaria: problemi conservativi e restauro di un’opera con attacco biologico*

Il presente elaborato di tesi magistrale è il risultato dello studio interdisciplinare e del progetto di restauro condotti su un capitello lapideo in arenaria, reimpiegato, in un’epoca imprecisata, come vasca per l’acqua e, successivamente, confluito nel lapidario del Museo Civico di Casa Cavassa, a Saluzzo (CN).

L’opera, conservata in un ambiente esterno, si presentava completamente ricoperta da una consistente patina biologica.

Il biodeterioramento è una delle principali cause di degrado delle opere lapidee conservate in esterno e può sia determinare un danno estetico, sia innescare processi di alterazione di natura fisica e chimica. In questo studio sono stati indagati, in modo particolare, le modalità di colonizzazione e gli effetti dell’interazione tra la componente lichenica e il litotipo dell’opera - poiché tale tipologia di organismi è risultata essere quella predominante - in modo da definire qualesia stato l’impatto della colonizzazione sul manufatto e quali possano essere le condizioni delle superfici che si andranno ad esporre nel momento della pulitura.

A questo scopo è stata realizzata un’accurata fase di indagine, preliminare all’intervento, che havisto diverse figure professionali in dialogo diretto tra loro. In primo luogo, è stato condotto uno studio sull’opera, che ha riguardato l’analisi dello stato di conservazione e del materiale costitutivo nonché la caratterizzazione della biomassa presente. In un secondo momento, grazie al prelievo, presso affioramenti naturali, di frammenti di un materiale lapideo confrontabile con l’originale ed interessati da una copertura lichenica comparabile, è stato possibile effettuare su di essi indagini invasive, attestando la penetrazione dei microrganismi all’interno del substrato lapideo e il danno fisico effettivo provocato dalle specie licheniche, escludendone, in questo caso, un ruolo bioprotettivo.

Sui frammenti di arenaria, sono stati successivamente realizzati i test con i diversi materiali di restauro, rivolgendo particolare attenzione alla fase di pulitura, che ha visto a confronto l’efficacia di prodotti biocidi tradizionali, di un prodotto enzimatico di nuova generazione (Nasier gel®) e della pulitura Laser, anche combinati insieme. La finalità era quella di rimuovere la totalità della biomassa senza intaccare il substrato, che presentava, inoltre, un diffuso fenomeno di esfoliazione superficiale. I risultati hanno fatto emergere l’efficacia del Laser Er:YAG (2940 nm), che è stato ingrado di rimuovere la patina biologica in modo totalmente selettivo.

La sperimentazione iniziale ha portato alla progettazione della fase operativa dell’intervento, condotto sulla base di criteri di minimo intervento e di compatibilità con i materiali costitutivi, insieme alle esigenze di futura fruizione dell’opera. Oltre a risanare le problematiche conservative, infatti, l’intervento di restauro ha permesso di recuperare la completa leggibilità dell’opera, in vista della sua futura esposizione nel lapidario di Casa Cavassa, che verrà allestito in un ambiente interno del museo, in modo non esporre nuovamente il manufatto alle condizioni che hanno causato la colonizzazione biologica rimossa in fase di intervento.

Infine, grazie ad un’attenta analisi stilistica dell’opera, è stato possibile proporre un contesto cronologico e geografico per il capitello-vasca, che non era mai stato oggetto di uno studio approfondito e per il quale non disponiamo di alcuna informazione anteriore al suo ingresso in museo.

*Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita presso Università degli studi di Torino in convenzione con il Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2017/2018. Relatori: dott.ssa Lea Ghedin, prof.ssa Rosanna Piervittori, prof.ssa Giovanna Saroni, dott. Marco Nervo, dott.ssa Paola Manchinu.

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