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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Ferro Betty - Arte Sella Conservazione e gestione di un parco di Art in Nature a Borgo Valsugana*
Il presente lavoro nasce dalla volontà di approfondire le tematiche legate alla conservazione e ai fenomenici artistici di arte contemporanea caratteristici dell’Art in Nature.
Sotto questa prospettiva, in modo particolare è stato sviluppato lo studio e l’analisi del Parco di Art in Nature “Arte Sella” in Val di Sella presso Borgo Valsugana (TN): manifestazione internazionale di Arte Contemporanea a cielo aperto, sviluppatasi nel 1986 grazie all’importante collaborazione di tre personaggi autoctoni del luogo; l’obiettivo che li ha accumunati si può sintetizzare nella volontà di realizzare un’esposizione innovativa contemporanea che consolidasse maggiormente il rapporto tra arte – natura e mostrasse al visitatore il percorso creativo di opere d’arte esaltando la loro progettazione, l’inserimento nella natura, il progressivo degrado e il ritorno alla natura stessa.

Così concepito il Parco è stato suddiviso in due percorsi, il primo intitolato “ArteNatura” e il secondo “Malga Costa”, che hanno ospitato nel complesso circa 200 installazioni create plasmando materiali come pietre, corde in fibra naturale, fango, germogli di fiori, foglie, corteccia, terriccio, tronchi o rami di alberi. Tutti gli elementi raccolti appartenenti alla natura non vengono scelti casualmente dagli artisti, ma la loro attività è mossa dai principi fondamentali dell’ Art in Nature. Tale forma di arte si sviluppa in un ambito totalmente ecologico dove la natura, divenuta protagonista, allontana la figura dell’artista presentandosi assoluta fonte di esperienza e sapere. Il primo contatto con le installazioni del Parco Arte Sella è avvenuto esplorando i due percorsi circondati da un ambiente incantevole dove montagne, boschi e radure assorbono il visitatore proiettandolo in un mondo lontano dalla confusione dell’ambiente urbano.

In una prospettiva di conservazione e/o manutenzione di questo Parco e delle opere che vi sono installate sorgono immediati alcuni quesiti: le opere installate all’aperto sottoposte continuamente all’azione degli agenti atmosferici, alla convivenza con gli animali del bosco e all’essere vissute dai visitatori, come resistono a tutto questo? I materiali sono scelti in base a precisi criteri? Concluso il processo creativo di ogni installazione ne rimane una qualche forma di memoria o vengono dimenticate? Quale tipo di conservazione può essere messa in atto che ne preservi la materialità, nel rispetto dei principi dell’Art in Nature, garantendo la sicurezza ai visitatori del Parco?

Approfondendo lo studio di questa realtà si è compreso come la gestione e i principi che muovono l’evoluzione del Parco siano condizionati dal rapporto non sempre esplicito e facile da affrontare in relazione ai principi della conservazione e del restauro. Inizialmente si è ritenuto fondamentale descrivere l’ambiente attraverso la storia di Arte Sella, la sua organizzazione interna, gli artisti, le loro opere e la valorizzazione del luogo. Successivamente sono state presentate altre realtà nazionali ed internazionali di Art in Nature, per capire se esista un comune denominatore che leghi tra loro questi parchi sia dal punto di vista gestionale che in riferimento all’approccio alla conservazione.

Da qui un necessario approfondimento tra ciò che è Art in Nature e la Land Art lì dove una scelta integra l’altra e/o una prevarica l’altra con inevitabili approcci diversi e scelte di fruizione dei parchi conseguentemente differenti. L’analisi delle realtà più importanti, a livello europeo, di queste correnti artistiche, il loro fare rete non prescinde comunque dallo loro storia e dalla gestione che fortemente le caratterizza. In questi anni il loro sviluppo e la conseguente popolarità porta ad una riflessione che affronti sia la “conservazione della memoria” delle opere prodotte che veri e propri piani di conservazione strettamente legati all’ambiente naturale, alla valorizzazione e alla fruizione dei parchi stessi. L’analisi, successivamente, si è soffermata sulle metodiche che l’Associazione Sella impiega nella gestione delle installazioni presenti e come si sviluppa l’acquisizione delle opere, il mantenimento nel tempo fino alla loro dismissione.

Tramite una classificazione dettagliata di tutti i materiali impiegati dagli artisti, inseriti all’interno di tabelle realizzate ad hoc, si è fatta una prima suddivisione delle opere distinguendole in rapporto ai materiali di origine naturale o chimica, alle proprietà fisiche - meccaniche e al loro utilizzo in relazione all’ambiente. Da questo tipo di analisi è emerso come il legno sia il materiale naturale per eccellenza impiegato all’interno del Parco. I principi dell’Art in Nature che condizionano l’acquisizione delle opere e la scelta dei materiali eseguita dagli artisti, sempre in un dialogo continuo con l’Associazione Arte Sella, hanno portato nelle attività quotidiane di manutenzione ad una suddivisione in tre categorie delle opere presenti: opere soggette a totale degrado, opere che richiedono interventi di manutenzione ordinaria e opere sottoposte a restauro; tutte azioni che in ogni caso sono svolte nel rispetto degli obiettivi dell’artista e dei principi dell’Art in Nature.

L’attività degli operatori del Parco sviluppata con una certa frequenza è quella manutentiva: non invasiva, mirata alla tutela delle specie in evoluzione e particolarmente attenta agli aspetti della sicurezza dei visitatori. Le azioni di cura sono, in sintesi, quelle legate alla sostituzione di parti danneggiate, di potatura generale o mirata in particolare sulle installazioni che presentano un processo evolutivo ancora in atto; azioni simili a quelle che vengono eseguite per la cura di un Orto Botanico. Altro tema molto delicato ha riguardato la “conservazione della memoria” per le opere scomparse, elemento molto emblematico nell’ambito dell’Art in Nature. L’Associazione Sella e molte altre realtà fanno affidamento soprattutto su due elementi: la fotografia vista come elemento di conoscenza generale e di testimonianza dell’evoluzione delle opere nel tempo e sulla conservazione dei bozzetti degli artisti, vere e proprie tavole di progettazione.

Ponendo grande attenzione a queste due modalità spesso i parchi trascurano le altre forme di documentazione: da qui nasce la proposta di un archivio digitale che raccolga in modo strutturato tutte le informazioni sulle opere sia per la loro conoscenza generale, sia per gli aspetti tecnici utili in fase conservativa. Per far comprendere quanto importante sia una buona conservazione dei dati è stato possibile proporre attraverso l’opera “Imbuto di Lusso” dell’artista Jaakko Pernu, opera smantellata nel 2013, un percorso di archiviazione che descriva l’evoluzione di un’installazione ormai scomparsa e che alla fine ne salvaguardi la sua memoria. Per uno studio completo del Parco non si può prescindere, inoltre, da un inquadramento territoriale del contesto ambientale in cui le opere si trovano; con l’utilizzo del Gis, strumento che consente di analizzare, rappresentare e interrogare entità o eventi che si verificano nel territorio, è stato possibile identificare l’area del parco e posizionare le opere con rilevamento GPS all’interno della cartografia fornita dalla Provincia Autonoma di Trento.

Il Gis ha permesso, quindi, di conoscere il territorio circostante al Parco evidenziando come numerosi potrebbero essere i rischi che influenzano la conservazione delle installazioni. Questo strumento è, inoltre, versatile in quanto oltre a raccogliere gli aspetti naturalistico – ambientali è utilizzato sia per catalogazione e conservazione delle opere che per la valorizzazione e fruizione del Parco. Da tutte queste considerazioni è stata organizzata una nuova proposta per un approccio metodologico, adattabile a qualsiasi realtà di Art in Nature, che consideri da una parte la conservazione nel suo più tradizionale significato e dall’altra le esigenze di questo particolare mondo dell’arte contemporanea.

La proposta di questo modello si articola in due parti: la prima prevede un sistema organizzato per la documentazione delle opere sia esistenti che scomparse che ne gestisca la raccolta delle caratteristiche generali, le informazioni tecniche come lo stato di conservazione, gli interventi subiti e le cause - conseguenze del degrado. Attraverso la catalogazione di 57 opere presenti nel Parco, memorizzate in apposite schede tecniche realizzate ad hoc, le installazioni di Art in Nature vengono monitorate costantemente, tenute sotto controllo e grazie alla conservazione dei dati, ricordate nel tempo. La seconda parte della proposta fa riferimento ad un sistema di manutenzione/conservazione delle opere interessandosi all’applicazione della manutenzione minima per un controllo delle condizioni dell’opera effettuando se necessario piccoli interventi al fine di assicurarsi che l’opera non risulti un pericolo per il pubblico. Una metodologia valida che salvaguardi la “minima” conservazione di queste opere è anche lo studio approfondito dei materiali che le compongono: molto spesso il materiale che costituisce l’installazione inganna l’esperienza dell’uomo presentandosi esternamente in un modo ed internamente in un altro; il sottovalutare queste situazioni potrebbe rivelarsi un grande errore. Ecco perché importante è effettuare sia controlli visivi che manuali attraverso strumenti scientifici adatti al controllo delle proprietà dei materiali.


*Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, a.a 2013-14. Relatori: Laura Baratin, Elvio Moretti, Benedetta Fazi, Alice Devecchi, Sara Bertozzi.


Bibliografia essenziale

Fonti inedite
- Interviste eseguite dalla laureanda al direttori/personale dei parchi nazionali e internazionali di Art in Nature

- Informazioni cartacee e materiale fotografico relativo alla realizzazione del progetto “Imbuto di Lusso” di Jaakko Pernu concesso dal Presidente Dott. Giacomo Bianchi estratte dall’archivio dell’associazione Arte Sella

- Informazioni cartacee e materiale fotografico relativo allo studio e alla compilazione delle “Schede tecniche di catalogazione” relative alle 57 installazioni presenti ad Arte Sella concesso dal Presidente Dott. Giacomo Bianchi estratte dall’archivio dell’associazione presente nella sede espositiva “Livio Rossi” a Borgo Valsugana.


Fonti edite

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