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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Belloni Sara - Morfologie casuali di aggregati materici. Il restauro di superficie magnetica, un'opera cinetica-magnetica complessa di Davide Boriani*
L’oggetto dell’elaborato di tesi consiste nell’intervento di conservazione e restauro di un’opera contemporanea, in particolare di una scultura cinetico-magnetica di Davide Boriani, intitolata “Superficie magnetica”.
L’opera proviene dai depositi della Casa Museo Remo Brindisi di Comacchio (FE) ed è datata XX sec. con riferimento cronologico 1959-1965. Grazie alle numerose interviste che sono state effettuate sia all’artista che agli altri personaggi che facevano parte del suo contesto storico-artistico, è stato possibile presumere che la data di esecuzione coincida con il 1965.

Davide Boriani è un’artista italiano di arte cinetica, nato a Milano nel 1936 e facente parte del cosiddetto Gruppo T. Alla fine degli anni ’50, infatti, assieme agli artisti Gabriele De Vecchi, Grazia Varisco (compagni di liceo), Gianni Colombo e Giovanni Anceschi (conosciuti all’accademia di Brera), inizia una serie di ricerche e collaborazioni legate ad una nuova concezione di arte intesa come modificazione e cambiamento delle immagini proposte, esse non sono più fisse ma in continua mutazione.

Questi studi porteranno progressivamente alla nascita del Gruppo T (T che sta per tempo) nel 1959.
Il gruppo definisce e conferma la volontà di sviluppare un cambiamento nel mondo dell’arte, abbandonando convenzioni e riti. L’unicità e l’irripetibilità delle opere tradizionali vengono messe in discussione e scardinate, favorendo materiali industriali e tecniche usuali nella vita quotidiana ma impensabili nel mondo dell’arte. Nelle opere viene sottolineata la natura in divenire della realtà, inserendo perciò il tema della variabilità e del movimento che creano immagini in continuo mutamento. Quest’ultimo verrà concretamente riproposto nelle opere, portando necessariamente all’introduzione di una nuova dimensione, quella temporale, nella quale lo spazio, gli oggetti e le visioni mutano in modo improvviso ed inaspettato. Queste opere a quattro dimensioni presuppongono anche un altro concetto fondamentale per il gruppo: la componente casuale.

Proprio questa caratteristica ha come conseguenza l’interazione diretta del pubblico con le opere, diventando parte “attiva” nel processo di fruizione artistica tradizionale. Davide Boriani in particolare ha espresso questi concetti soprattutto con una particolare tipologia di opere, il ciclo di “Superfici magnetiche” le quali possono consistere in multipli (opere tutte identiche fra di loro), prototipi (opere uniche in sé) e varianti (sequenza di opere simili ma non uguali tra loro). Il presente elaborato di tesi descrive lo studio, l’analisi ed infine l'iter progettuale che ha portato all'esecuzione del restauro di una di queste opere, in particolare di una variante del ciclo “Superfici magnetiche”.

L’opera è una scultura cinetico-magnetica composta da una struttura secondaria metallica che sorregge una struttura circolare primaria, anch'essa in metallo. Tale struttura è una sorta di contenitore composto dal cilindro perimetrale, chiuso solo sul verso dal coperchio retrostante, al cui interno sono contenute tre diverse circonferenze: il vetro, il disco di supporto e il disco ligneo dentellato. Il disco di supporto, che costituisce la parte più visibile dell’opera, è in alluminio ed è dipinta solo sul fronte di nero. Su questa superficie nera sono adesi i "separatori curvilinei", ovvero gli elementi in poliuretano attorno ai quali ruota la limatura di ferro dispersa. Il disco ligneo dentellato non è visibile dall'esterno ed è composto da un supporto ligneo attorno al quale è inchiodata una puleggia metallica. La puleggia si incastra sull'ingranaggio del motore, che si trova sul verso e permette la rotazione del disco e il funzionamento dell’opera. Avvitati al supporto ligneo ci sono diverse tipologie di magneti, alcuni dei quali sono contenuti in tre dischi di alluminio. Grazie al movimento del supporto dentellato si ha la rotazione dei magneti e quindi, lo spostamento della limatura di ferro sul fronte.

Il movimento impartito all'opera è di tipo rotatorio: i magneti all'interno seguono percorsi circolari e ipocicloidi, ovvero traiettorie a forma di curva derivata da un punto collocato sulla circonferenza di un cerchio (cerchio generatore) il quale ruota internamente ad un altro cerchio (cerchio deferente). Questi percorsi sono stati progettati e programmati al fine di occupare tutta la superficie a disposizione, lasciando solo piccole zone non interessate durante il movimento.

Il restauro si è occupato come prima operazione dello smontaggio dell’opera in tutte le sue parti e le sue componenti, effettuando una catalogazione precisa e schematica di tutti gli elementi, in modo da poter condurre un rimontaggio corretto una volta concluse le operazioni conservative. Una volta effettuato lo smontaggio della struttura è stato possibile analizzare a pieno lo stato di conservazione generale dell’opera che è apparso abbastanza pessimo. In primis la struttura presentava, soprattutto alla base e in alcuni elementi della componentistica, una grossa diffusione di ruggine rossa e di incrostazioni calcaree, probabilmente causate dal contatto della scultura metallica con acqua libera e/o umidità. Su tutta la struttura esterna erano presenti diversi graffi, depositi superficiali, sbozzature, macchie di pittura bianca (probabilmente di una tinteggiatura delle murature dei depositi) e lacune, assieme a sollevamenti di pellicola pittorica causati dal cresce delle ossidazioni all’interfaccia metallo-pellicola pittorica. All’interno alcuni magneti si presentavano sbozzati, piegati e in alcuni casi anche distaccati dai dischi di alluminio, ma in ogni caso tutti funzionanti. Sul fronte la pellicola pittorica presentava alcuni graffi portando il metallo costituente a vista, probabilmente a causa dell’attrito causato dal passaggio dei magneti e della limatura. I separatori curvilinei versavano in condizioni pessime, erano molto fragili, sbriciolati e in alcuni casi completamente distaccati. Un altro dei problemi fondamentali è stata la mancanza del funzionamento vero e proprio dell’opera, che manteneva in sé il reale significato della scultura.

Le operazioni di restauro hanno interessato come prima cosa la pulitura di tutte le parti costituenti, utilizzando materiali e solventi di diverse tipologie, in base alle necessità e alla tipologia di materiale da risanare. Per ogni operazione di pulitura sono state effettuate le prove comportamentali, al fine di scegliere la metodologia ed il materiale corretto. Per quanto riguarda per esempio le ossidazioni (sia le incrostazioni calcaree che la ruggine), esse sono state trattate con una necessaria pulitura meccanica tramite l’utilizzo di trapano mini drill, il quale ha permesso contemporaneamente di pulire le superfici e di rispettare il supporto metallico. Le diverse parti metalliche dell’esterno e le componenti interne dell’opera sono state trattate prima con una semplice pulitura a solvente e successivamente con l’operazione di reintegrazione delle lacune dove necessario, attraverso l’utilizzo di appositi colori per metalli.
Le parti di metallo a vista che presentavano ossidazioni e anche le parti sane ma esposte all’ambiente, prima della reintegrazione pittorica sono state trattate con l’applicazione di un protettivo per metalli di nuova formulazione, appositamente scelto attraverso la seconda tesi teorica di approfondimento “Metalli, rivestimenti protettivi e conservazione. Confronti fra i materiali in uso e nuove formulazioni nanopolimeriche nell'ambito del progetto di ricerca MIUR-SMART Cities and Communities - Cultural Heritage - SCN_00520”. All’interno di questo elaborato sono stati studiati e confrontati fra loro diversi protettivi presenti sul mercato e due di nuova formulazione, questi ultimi appartenenti ad una ricerca MIUR tutt’ora in atto e di prossima pubblicazione.

Lo studio è stato effettuato al fine di poter individuare proprietà e caratteristiche di ognuno in funzione della necessità di utilizzo. Il sondaggio ha dato la possibilità di scegliere il prodotto migliore in base a 5 diversi test che hanno portato alla determinazione del prodotto migliore, quello poi utilizzato per la protezione dei supporti metallici di “Superficie magnetica”.
I separatori curvilinei si presentavano troppo fragili ed inutilizzabili, per cui si è scelto di rimuoverli completamente e di sostituirli con un materiale identico esteticamente ma più duraturo a livello di proprietà meccanico-fisiche. I nuovi separatori sono stati rincollati con adesivi specifici, testati precedentemente il loro utilizzo.
Il problema principale del funzionamento dell’opera è stato imputato alla sola mancanza del filo dell’elettricità e ai depositi superficiali di polvere e grasso che avevano bloccati i vari ingranaggi. Attraverso diversi test per appurare il funzionamento del motore vero e proprio (con l’utilizzo del multimetro) sono state confermate le buone condizioni, per cui è avvenuto lo smontaggio di tutti gli elementi. Come ultime operazioni sono state effettuate le operazioni di pulitura e l’inserimento del cavo di alimentazione da parte di un tecnico specializzato, che ha restituito il funzionamento al motore.

Al termine di tutte le operazioni è stato effettuato un attento rimontaggio delle parti, riportando l’opera al suo funzionamento originario.
Di tutte le parti costituenti l’opera, sia prima che dopo lo smontaggio, è stata effettuata una documentazione grafica con rilievi del movimento, rilievi metrici e dello stato di conservazione. Nello stesso modo tutti i materiali sono stati soggetti ad analisi chimiche per appurare la tipologia specifica, in particolare sono stati effettuati FT-IR per identificare la natura delle pellicole pittoriche e dei separatori curvilinei, e alcuni XRF per identificare le specie metalliche presenti ed utilizzare quindi materiali corretti per le operazioni di restauro.

*Tesi di diploma equiparato a Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei beni culturali (LMR-02) conseguito presso la Scuola per la valorizzazione e la conservazione dei beni culturali E.N.A.I.P. di Botticino (BS) a.a. 2018/2019. Relatrice: dott.ssa Giovanna Scicolone, correlatore parte teorica: dott. Paolo Belluzzo, correlatrice parte pratico sperimentale: dott. ssa Laura Rivali.

Bibliografia essenziale ragionata

Arte cinetica

  • MENEGUZZO M., MORTEO E., SAIBENE A. (a cura di), Programmare l’arte. Olivetti e le neoavanguardie cinetiche, catalogo della mostra, Johan & Levi, 2012;
  • POPPER F., L’arte cinetica: L’immagine del movimento nelle arti plastiche dopo il 1860, Torino, Einaudi, 1970;

Davide Boriani e il Gruppo T

  • LICEO ARTISTICO I° - MILANO, 1945-1960 e oltre. L’arte a Milano attraverso gli allievi del liceo di Brera, Milano, Spazio Hajech, aprile 1996;
  • MARGOZZI M., MELONI L. (a cura di), Gli ambienti del Gruppo T. Le origini dell'arte interattiva, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2006;
  • MELONI L., Gli Ambienti del Gruppo T. Arte immersiva e interattiva, Cinisello Balsamo, Silvana editoriale, 2004;

Motori e componenti elettronici

  • BERTOLINI M., Motori elettrici di piccola e piccolissima potenza, Bergamo, Sandit S.r.l., 2007;
  • VIOLINI A., Elettricità elettronica. Le tabelle, le formule, capire i principi dell’elettricità, dell’elettronica con un linguaggio semplice e chiaro, Bergamo, Sandit S.r.l., 2011.