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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Collina Veronica - Aria, acqua e ferro. Il restauro di Signal (Takis, 1958) dalla Collezione Guggenheim di Venezia. Criticità conservative e metodologie d’intervento su un’opera cinetica in acciaio esposta in esterno*
Il mio lavoro di tesi si è incentrato sul restauro di Signal (1958) dell’artista greco Takis, appartenente alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Si tratta di un’opera cinetica di grandi dimensioni, in acciaio e ottone verniciati, esposta in esterno. Signal misura 3.6 m di altezza ed è composta da una base articolata (composta da due piastre sovrapposte saldate insieme) su cui sono innestate tre aste verticali, che recano nella parte superiore tre elementi decorativi. Questi, hanno inoltre funzione di pesi e tengono costantemente in flessione le aste, che possono quindi oscillare nello spazio se sollecitate da una corrente d’aria.

Quest’opera, venne acquistata negli anni ’50 da Peggy Guggenheim ed esposta nel giardino della sua villa veneziana con la base completamente interrata. Così rimase fino agli anni ’90, quando, con l’istituzione del museo, fu sottoposta a restauro dallo Studio Angelucci e nuovamente esposta in giardino con la base a vista.

Nel 2014 la caduta di un ramo da un albero, ha provocato dei danni accidentali e l’opera è stata ricoverata in deposito fino al presente progetto di tesi.

Signal, al momento del restauro, presentava uno stato di conservazione estremamente critico a causa di estesi fenomeni corrosivi e grosse problematiche strutturali. Le piastre di base presentavano una grave mineralizzazione del metallo costitutivo e inoltre una delle tre aste verticali si era quasi completamente dissaldata dall’elemento di sostegno. La base, a causa della corrosione non poteva più assolvere ad una funzione di ancoraggio a terra e presentava una forte deformazione causata dall’accrescimento di sali di corrosione del ferro nell’intercapedine fra le due piastre. Questo fenomeno inoltre aveva comportato la formazione di una grossa crepa e di evidenti lacune e perdita della forma originale. La vernice presente (una bicomponente applicata nel restauro degli anni ’90) non assolveva più alla protezione dell’opera.

Sono state condotte ampie campagne diagnostiche, grazie alle quali è stato scoperto che molti materiali utilizzati dall’artista erano pezzi di recupero realizzati con acciai non più reperibili sul mercato. Il progetto di tesi è stato quindi l’occasione per confrontarsi con grosse criticità conservative e per lo studio di materiali adatti alla risoluzione di gravi problematiche corrosive e strutturali. Durante l’anno di tesi è stata condotta una ricerca e uno studio sperimentale sulla pulitura criogenica e sul consolidamento con resine nautiche molto performanti in ambiente marino e umido. Il restauro ha inoltre comportato la necessità di utilizzare la saldatura TIG per il consolidamento strutturale e la sostituzione di pezzi realizzati con materiali industriali e tutt’ora reperibili sul mercato.

Il restauro è stato soprattutto l’occasione per affrontare grosse criticità metodologiche. E’ stato frutto di una lunga riflessione sulle necessità operative, e ne è scaturito un interessante dialogo con l’artista e la Collezione Guggenheim al fine di trovare la metodologia più corretta per la risoluzione dei problemi di conservazione, nel rispetto del significato e dei materiali dell’opera. Le scelte condotte sono state frutto di grande riflessione e di compromesso, nato dalla ricerca di sintesi fra tutte le istanze presentate dall’opera e dai referenti implicati nel processo decisionale (artista e proprietà). L’approccio utilizzato ha quindi visto affiancarsi un intervento conservativo su alcuni elementi e una sostituzione di altri, ancora reperibili sul mercato così come quelli inizialmente usati dall’artista. Sono convinta che, in un campo così vasto e complesso come quello del restauro dell’arte contemporanea, la condivisione di ogni esperienza e approccio al restauro sia fondamentale alla nascita di una buona pratica e di un dialogo costante fra professionisti.

*Tesi di Diploma della durata quinquennale equiparato alla Laurea a ciclo unico LMR/02 in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, conseguita presso la SAFS dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, a.a. 2017- 2018. Relatori: Stefania Agnoletti, Luciano Pensabene Buemi, Alessandro Ervas, Monica Galeotti, Laura Speranza.


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