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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Graziano Adele - Il restauro del dipinto murale coi Santi Luca Evangelista e Gregorio Magno. Le tecniche di doratura medievali per i dipinti murali: uso e problematiche di conservazione della foglia di stagno*
Tra le tecniche artistiche è sicuramente conosciuta e diffusa la tecnica della doratura (a guazzo, a missione e dell’oro in conchiglia) ampliamente utilizzata per le decorazioni su tavola o nei codici miniati.
Per quanto riguarda invece le dorature sui dipinti murali, che presentano substrati molto differenti, si pone il problema di realizzare una superficie liscia e uniforme necessaria per la buona riuscita della tecnica: la foglia oro, infatti, per il suo spessore sottilissimo mal si presta all’applicazione e alla successiva brunitura laddove il supporto non sia sufficientemente levigato. Da qui l’impiego della foglia di stagno da parte degli artisti medievali, utilizzata sia da sola (in questo caso opportunatamente rivestita di vernici colorate, ad imitare il riflesso ed il colore dell’oro) sia come supporto per la più sottile foglia d’oro. La soluzione dell’uso combinato di stagno e oro consentiva di venire incontro alla duplice esigenza di avere a vista un metallo pregiato, e di disporre al contempo di una lamina di supporto sufficientemente spessa, indispensabile alle successive elaborazioni. Il dipinto murale coi Santi Luca Evangelista e Gregorio Magno, nella basilica di S. Francesco d’Assisi a Palermo, presenta tracce di doratura nelle aureole dei due Santi realizzate con una foglia composita di stagno e oro; il restauro di questa opera ha costituito un’occasione per l’approfondimento di tale tecnica sia attraverso le fonti artistico-letterarie, sia per mezzo delle indagini scientifiche condotte su campioni prelevati dalle aureole dorate dei due santi.

Lo scopo di questo elaborato è quindi quello di costituire un supporto per il restauratore affrontando i due aspetti della doratura con foglia di stagno: tramite la collazione delle fonti esaminate in un arco di tempo che va dal X al XV secolo è stato possibile infatti ricostruire la storia della tecnica. Da un punto di vista tecnico-scientifico invece, attraverso lo studio dei materiali utilizzati, è stato delineato un quadro completo delle varie componenti coinvolte, organiche e inorganiche, e dei degradi maggiormente riscontrati, nonché le metodologie di conservazione per questi materiali estremamente fragili e sensibili come le foglie metalliche. Ulteriori studi sul dipinto hanno permesso di chiarire le vicende storiche della chiesa che lo coinvolgono; datato alla fine del Trecento, l’opera è stata ricoperta dopo pochi anni dalla sua realizzazione da un portale marmoreo. Rimase così occultato fino alla fine dell’Ottocento, quando in seguito al crollo accidentale di un muro limitrofo, viene nuovamente svelato e completamente liberato nel secondo dopoguerra.
 
Il restauro del dipinto murale - realizzato a secco - è stato condotto secondo i principi del minimo intervento: sono stati consolidati l’intonaco e la pellicola pittorica, messi in sicurezza piccoli spanciamenti e frammenti pericolanti, minimizzando l’apporto di sostanze estranee. La pulitura effettuata, preceduta sempre da test localizzati, ed il ritocco pittorico, hanno permesso infine di ritrovare la cromia originale del dipinto e di restituire continuità formale all’opera.

*Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Università degli studi di Palermo, a.a 2018-19. Relatori: Giovanni Travagliato Correlatore: Bartolomeo Megna


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