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Il coro ligneo appartenente alla chiesa di Santa Maria degli Angeli della Certosa di Banda (borgata di Villarfocchiardo, Valle di Susa, Torino) è ritenuto essere uno degli arredi liturgici più antichi in territorio piemontese. Il restauro di questo arredo ha consentito a reperire informazioni rispetto alla sua storia e datazione, a sostegno della tesi per la quale un intervento di restauro sia una fase determinante per una completa conoscenza di un’opera.
Il restauro delle statue lapidee frammentarie è stato affrontato in ogni epoca secondo le specifiche necessità di fruizione, gli strumenti a disposizione ed il valore simbolico attribuito alla singola opera. Le modalità d’intervento tardo-antiche non sono molto diverse da quelle dei secoli successivi: s’interagiva con una certa disinvoltura sulla materia originale, che veniva spesso trasformata in un manufatto diverso e, almeno parzialmente, nuovo.

Il moderno restauro della statuaria antica comporta, forse più che in altri ambiti, la continua contrapposizione fra esigenze filologiche ed archeologiche; le une dettate dalla volontà di guidare la lettura dei fruitori nell’interpretazione dell’opera, le altre da quella di purificarne la visione, liberando il frammento archeologico da qualsiasi aggiunta che possa falsificarne aspetto e comprensione.
In occasione del Tirocinio finale, che conclude il corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Torino, mi sono occupato della grande tela raffigurante l’Ultima Cena dipinta da Giulio Cesare Procaccini nel 1618, approfondendo le problematiche connesse al restauro strutturale dei dipinti su tela di grande formato. L’opera, che misura 490 centimetri di altezza e 860 centimetri di lunghezza, è stata rimossa d’urgenza dalla controfacciata della chiesa della Santissima Annunziata del Vastato (Genova), nel dicembre 2013, in quanto presentava, in corrispondenza dello spigolo in alto a destra, una porzione piuttosto ampia di tela originale distaccata dal supporto ausiliario. Dopo il primo intervento di soccorso, il dipinto è stato affidato al di Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, dove è giunto il 30 settembre 2014.
Il presente studio esamina il restauro del bozzetto scultoreo dell’opera Carro di San Rocco di Pietro Consagra, oggetto di tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università di Palermo, e della relazione che intercorre tra l’opera all’aperto e il suo prototipo.

Il presente elaborato di tesi magistrale è il risultato dello studio interdisciplinare e del progetto di restauro condotti su un capitello lapideo in arenaria, reimpiegato, in un’epoca imprecisata, come vasca per l’acqua e, successivamente, confluito nel lapidario del Museo Civico di Casa Cavassa, a Saluzzo (CN).


L’elaborato di Tesi di Laurea Magistrale ha per oggetto lo studio, l’intervento conservativo e la ricomposizione di alcuni lacerti musivi di epoca romana provenienti dall’area del Gruppo Episcopale di Asti. I reperti, strappati durante le fasi dello scavo archeologico (2001-2009), appartenevano a tre ambienti di prestigio di una domus romana. Attraverso lo studio della documentazione di scavo e il confronto con pavimentazioni musive pertinenti per lo più alla medesima area geografica, sono state confermate le datazioni già proposte nell’edito (I-II secolo d.C.).

Il presente elaborato tratta l’intervento di restauro e le analisi scientifiche condotte sul cratere a figure rosse attribuito al Pittore di Locri (numero inventario 105434), risalente al 380-360 a.C. L’opera è stata rinvenuta in frammenti nel 1956 durante gli scavi archeologici della Necropoli di Lucifero, a Locri Epizefiri, ed è stata conservata fino a qualche anno fa nei magazzini del Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria. 

<<“Il Burrini si è acconciato più volte, su richiesta di nobili famiglie bolognesi, a ritrarre di fantasia i loro antenati. E così fece, mi sembra, anche per i suoi più assidui protettori, gli Albergati“>>. E’così che Luigi Riccòmini ricorda una delle pochissime serie superstiti dei ritratti di nobili personaggi bolognesi, ultimo e recentissimo acquisto della Fondazione Carisbo (Giugno 2014), il cui provvidenziale intervento ha evitato la dispersione e l’allontanamento dalla città di quattro ammirabili esempi di celebrazione dinastica di una famiglia senatoria così importante. I quattro ovali, provenienti da Villa Albergati di Zola Predosa, raffigurano due Papi e due militari in preziosa armatura, ciascun personaggio ritratto è inoltre accompagnato da alcune iscrizioni su finte lapidi, che ne specificano il nome e ne raccontano le valorose imprese. Tutti i dipinti non posseggono né una precisazione cronologica né alcuna firma dell’autore, sono caratterizzati da grandi dimensioni quali immagini di valore celebrativo e documentario e sono stati attribuiti al pittore bolognese Giovanni Antonio Burrini in una monografia a lui dedic

L’oggetto di tesi ha riguardato il restauro del supporto ligneo del dipinto Natività (213,0 x 137,0 cm) probabilmente realizzato nel secondo decennio del XVI secolo in area campana e attribuito al pittore lombardo Cesare da Sesto con l’aiuto di un collaboratore meridionale.