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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>L
Il patrimonio culturale rappresenta l’identità culturale collettiva della nostra società, il nostro passato, presente e futuro; è considerato come un fattore di sviluppo sociale e come un bene strategico da “mettere a valore” per incrementare l’economia nazionale; è universalmente riconosciuto ma non sempre la sua tutela viene vista come una priorità.
La riscoperta dopo decenni di oblio del Ciclo della Pesca, eseguito in occasione delle celebrazioni per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia, ha posto stimolanti interrogativi sulle possibilità operative in fase di restauro. In particolare L’Uscita al mare ha offerto un’ampia casistica di studio rispetto alla diverse alterazioni presenti e alla relativa declinazione applicativa su di un’opera di grandi dimensioni e con gravi difetti di adesione degli strati pittorici. Il restauro ha permesso di fare una sintesi delle competenze interdisciplinari acquisite, lavorando su un manufatto con elementi trasversali a più settori: strati pittorici di tipo industriale applicati su un supporto tessile tradizionale per la definizione di un’opera che simula un dipinto murale.
La tesi prende in esame la Peota di Carlo Emanuele III di Savoia, costruita a Venezia nel 1730 per la Corte Sabauda. L’opera, di proprietà di Palazzo Madama- Museo Civico d’Arte Antica di Torino, dal settembre 2011 è stata trasportata presso i laboratori del CCR di Venaria Reale dove è stato possibile effettuare il restauro, ed esposta nella Scuderia juvarriana della Reggia dall’autunno 2012.
Nel presente studio si è analizzato principalmente il carattere lusorio dell’imbarcazione, contestualizzandola con altre situazioni dell’epoca. In quest’ambito è stata fornita una chiave di lettura sull’apparato decorativo scultoreo e pittorico che adorna la barca a fondo piatto, rendendola in tal modo uno strumento di esaltazione e glorificazione del potere reale, nonché mezzo di utilizzo per feste e particolari cerimoniali della Corte Sabauda.
Il ritratto di donna, oggetto di tesi, è un dipinto della metà del 1900, di autore ignoto, proveniente dal deposito della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. In passato faceva parte delle collezioni del Museo Nazionale di Palermo, l’attuale museo Archeologico Salinas. Sulla porzione inferiore del verso è visibile un’iscrizione a matita “Quadro di Guido”. Grazie ad una serie di corrispondenze cronologiche, oltre che stilistiche, ho potuto attribuire l’opera all’autore Guido Gregorietti. Il pittore, operante nella prima metà del novecento palermitano, fu anche restauratore e, alla fine della II Guerra, lavorò nell’imponente Casa Professa.