Su questo sito si utilizzano cookies tecnici e di terze parti. Proseguendo la navigazioni accetti.

GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>M
L’oggetto della Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali qui presentato è costituito da un cofanetto in legno dipinto porta-ushabti “CAT.2441” risalente al Terzo Periodo Intermedio (1100-650 a.C. circa) proveniente dalla collezione della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
Lo studio affronta una ricerca multidisciplinare sulla raccolta di dipinti del monastero di Santa Chiara di Fermo (FM), con particolare attenzione alla loro analisi conservativa e alle cause di degrado, insieme allo studio storico del contesto di origine e il restauro di uno dei dipinti, una tela realizzata a tempera e olio raffigurante la Madonna delle Grazie di fine Quattrocento.

Il Monastero di Santa Chiara con la chiesa annessa si trova nel centro storico della città di Fermo. Fondato alla fine del XV secolo, è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa da papa Giulio II nel 1505 e da allora è abitato, quasi senza soluzione di continuità, dalle suore del Secondo Ordine Francescano.

Il restauro eseguito durante una tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Palermo, ha previsto una prima fase di ricerca storico-artistica e di valutazione dello stato di conservazione del manufatto, seguita da una campagna diagnostica che ha affiancato ogni fase dell’intervento e il restauro vero e proprio dell’opera in cui sono state impiegate, oltre alle classiche metodologie, delle cellule vitali di Desulfovibrio vulgaris per la pulitura. 

Il Libro dei Reggimenti datato 1565-1583 è un unicum i tutti i sensi. E’ uno dei 33 volumi che compongono il fondo documentale storico di Roccaraso (oggi conservato presso l’Archivio di Stato dell’Aquila), ultima testimonianza del passato di questa città prima della sua distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il mio elaborato di tesi si è focalizzato sull’intervento di restauro del dipinto a olio su ardesia raffigurante una Madonna con Bambino, collocata nel primo chiostro della basilica di san Francesco d’Assisi a Palermo. Il progetto ha previsto un intervento completo che a partire dalle problematiche del restauro, ha portato alla sperimentazione in laboratorio per la scelta del protettivo più idoneo per il dipinto nel complesso ambiente di conservazione, supportata dal monitoraggio dei parametri ambientali.
L’elaborato di Tesi Magistrale proposto raccoglie quanto fatto in occasione dell’attività di Tirocinio finale che ha avuto come oggetto le superfici lapidee policrome messe in opera per la cappella di San Giuseppe (1733-1738), progettata dall’Architetto di Casa Savoia Filippo Juvarra e allestita all’interno del transetto sinistro della chiesa di S. Teresa a Torino. In particolar modo l’attenzione si è concentrata sul rivestimento “marmoreo” relativo alla parete destra della cappella, punto di riferimento stilistico per l’allestimento dell’intero repertorio decorativo della chiesa.
Lo studio interdisciplinare del manufatto è stato condotto su più fronti che, parallelamente, hanno affrontato un’approfondita ricerca bibliografica ed archivistica affiancata, al contempo, ad un’attenta osservazione delle superfici lapidee e ad uno scrupoloso studio petrografico, al fine di mettere il più possibile ordine nelle varie vicende che nel corso dei secoli hanno interessato il monumento e di far luce sulle modalità esecutive settecentesche, in relazione ai litotipi scelti per l’occasione.
Questa tesi analizza in dettaglio sia la storia conservativa dell’ex cinema Airone - progettato negli anni ’50 dagli architetti Libera, Montuori insieme all’ingegnere Calini - sia quella del dipinto murale astratto di Capogrossi, collocato sul soffitto dello scalone di ingresso dell’ ex cinema.
Tale progetto di tesi nasce dalla necessità di studiare ed individuare possibili accorgimenti, utili a contrastare l’inevitabile degrado dei dipinti su tela, causato dalla costante esposizione ad elevati livelli di umidità relativa. La problematicità di non poter agire direttamente sulle condizioni microclimatiche dell’ambiente conservativo, ha fatto focalizzare l’attenzione sia sui materiali di restauro, sia sulle accortezze da prendere in fase di ricollocazione.
Fin dai primi anni del Trecento, la traslazione del Sacello mariano fece diventare Loreto un centro religioso e culturale di notevole importanza e, di conseguenza, portò alla trasformazione della piccola cappella ad esso destinata nell’attuale Santuario mariano, importante meta di pellegrinaggio cattolico. La fama che il sacro luogo ottenne durante il corso dei secoli spinse numerosi artisti a replicare il sacello, sia su stampa che in copie reali, imitandone anche il suo rivestimento marmoreo cinquecentesco progettato da Donato Bramante.