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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>M>Maranesi Giacomo - Il Monastero di Santa Chiara a Fermo e i suoi dipinti. Studi critici, schedatura, analisi conservativa e restauro*
Lo studio affronta una ricerca multidisciplinare sulla raccolta di dipinti del monastero di Santa Chiara di Fermo (FM), con particolare attenzione alla loro analisi conservativa e alle cause di degrado, insieme allo studio storico del contesto di origine e il restauro di uno dei dipinti, una tela realizzata a tempera e olio raffigurante la Madonna delle Grazie di fine Quattrocento.

Il Monastero di Santa Chiara con la chiesa annessa si trova nel centro storico della città di Fermo. Fondato alla fine del XV secolo, è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa da papa Giulio II nel 1505 e da allora è abitato, quasi senza soluzione di continuità, dalle suore del Secondo Ordine Francescano.
In occasione dei sopralluoghi preliminari al restauro della Madonna delle Grazie, dipinto conservato in questo luogo, è emerso che il monastero è un vero e proprio scrigno d’arte pressoché sconosciuto, rimasto inviolato per secoli. Tra i vari beni culturali che esso contiene vi sono ben novantasette dipinti, per lo più ad olio su tela ma anche a tempera e olio su tavola, che coprono cronologicamente l’intero arco di vita di tale luogo. Nessuno di questi risultava catalogato e solo le tre tele collocate nella chiesa erano conosciute; tutti gli altri dipinti erano inediti e totalmente sconosciuti. Benché le opere, ad un primo esame, si presentassero in generale ben tenute, si imponevano misure mirate a farle conoscere quantomeno agli organi preposti dallo Stato per consentirne la tutela. A sentire questa esigenza era la stessa comunità monastica, proprietaria delle opere e preoccupata per la loro conservazione futura, ed è anche in virtù di ciò che è stato chiesto il restauro del dipinto. È stato così sviluppato un progetto unitario che, oltre a prevedere il restauro della tela sopra citata, prevedesse lo studio storico-artistico e soprattutto conservativo della raccolta di dipinti di cui questa fa parte, nonché la sua catalogazione. L’obbiettivo era di agevolare la tutela delle opere e di analizzarne e monitorarne lo stato di conservazione al fine di suggerire alla proprietà le opportune misure di conservazione preventiva, segnalando gli eventuali casi di maggiore criticità. Tale raccolta, inoltre, presenta vari spunti di ricerca poiché offre una casistica piuttosto ampia di opere realizzate con diverse tecniche esecutive e in un periodo di oltre cinquecento anni, ancora conservate nella loro collocazione originaria. Rappresenta, pertanto, un’occasione unica per analizzare le dinamiche di degrado, le varie tecniche di intervento avvicendatesi nei secoli, nonché gli effetti di tali interventi e dei materiali apportati, il tutto in un ambiente non musealizzato.
In definitiva sono state svolte le seguenti attività: ricerca storica sul monastero e ricostruzione delle varie fasi edilizie; mappatura e studio organico dei dipinti e delle loro cornici, con conseguenti schedature storico-artistica e conservativa; analisi dello stato di conservazione e dei fattori di degrado della raccolta; catalogazione. Per quanto riguarda il dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie, oltre alle attività svolte per gli altri dipinti, sono state approfondite le analisi delle tecniche esecutive, degli interventi antichi, dello stato di conservazione, delle cause di degrado e quindi è stato svolto il restauro.
La ricerca storica sul monastero, fondamentale sia per l’analisi storico-artistica e conservativa della raccolta sia per il restauro del dipinto, si è imposta in quanto i pochi studi esistenti erano frammentari e non consentivano una lettura lineare e coerente delle vicende storiche ed architettoniche dell’edificio. Sono emersi, così, numerosi elementi inediti sulla storia di questo luogo ed è stato possibile ricostruirne le vicende architettoniche, fondamentali per la successiva analisi delle opere sia sul piano storico artistico sia conservativo.
Particolare importanza è stata data alla schedatura conservativa dei dipinti. È stata elaborata una scheda conservativa ad hoc sul modello di quella creata dall’ICR (1999-2001) per la Galleria Doria-Pamphilj di Roma, come suggerito dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scintifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (D.Lgs. 112/98 art 150 comma 6), Elaborati del Gruppo di lavoro (D.M. 25.7.2000); sono poi seguiti i necessari sopralluoghi sul campo. La redazione delle schede conservative ha consentito da un lato la documentazione delle varie tecniche esecutive dei dipinti – riscontrando alcune particolarità tecniche estremamente interessanti – e dall’altro l’individuazione delle cause di degrado delle stesse. Sono stati quindi analizzati i fattori di rischio ambientale in cui sono collocate le opere, nonché l’influenza dei vari interventi subiti nel corso del tempo sulla loro conservazione, così da poter indirizzare eventuali restauri futuri alla scelta di talune metodologie di intervento e dei materiali più idonei. Vista la totale assenza di studi storico artistici, si è imposta anche un’analisi critica di ogni dipinto, quantomeno preliminare, che ha comunque portato alla scoperta di opere di notevole interesse. Tutte le informazioni reperite sono confluite nelle schede di catalogazione. La campagna catalografica dei dipinti e delle cornici è stata svolta da chi scrive in qualità di catalogatore, grazie ad un accordo stretto con l’allora Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche di Urbino, che ha indetto un’apposita campagna di catalogazione, e con l’ICCD che ha consentito l’uso del programma SIGECweb attraverso la creazione di un account.
 
La Madonna delle Grazie è un dipinto di scuola crivellesca, a tempera e olio su tela (cm 181,5 x 132) risalente al 1496. Il suo restauro, avvenuto nei laboratori dell’I.R.M. dell’Accademia di Belle Arti di Macerata sotto la supervisione della SBSAE delle Marche – Urbino, si è imposto a causa del pessimo stato conservazione in cui versava, dovuto in parte alle vicende conservative e in parte a problemi riconducibili alle tecniche esecutive.
Durante il restauro sono state affrontate varie problematiche, legate in particolare al fatto che l’opera presentava diverse stratificazioni di materiali sovrammessi e che, sebbene oggetto di alcuni interventi antichi, la tela non era mai stata svincolata dal suo telaio. Si è pertanto deciso di conservare la struttura di sostegno originale rifunzionalizzandola, operazione non facile a causa dello stato di conservazione assai critico del manufatto che per questo ha richiesto soluzioni particolari: sistema di risposta elastica con molle montate su un pannello di policarbonato compatto per ridurre gli stress meccanici a carico del telaio antico, bordi di scorrimento appositamente progettati e realizzati, soluzioni ad hoc per la distribuzione della tensione sul perimetro della tela e per agganciarla al sistema di risposta elastica. Anche il supporto, composto da cinque pezze di tessuto in lino, non era più in grado di svolgere la sua funzione poiché depolimerizzato e con varie soluzioni di continuità, motivo per cui è stata decisa la foderatura. Per la pulitura, molto articolata, è stato indispensabile l’utilizzo di supportanti di varia natura, compresi i gel “rigidi”, riuscendo in tal modo ad ottenere una rimozione stratigrafica delle varie sovrammissioni, consentendone quindi la documentazione. In occasione del restauro sono state svolte anche alcune indagini diagnostiche multispettrali e l’analisi stratigrafica di micro-campioni, che hanno contribuito a chiarire molti aspetti legati alla genesi dell’opera, oltre che essere di aiuto nella fase di restauro.
 
La tesi, dunque, costituisce uno studio sistematico, organico e multidisciplinare del monastero di Santa Chiara e della sua raccolta di dipinti: si è partiti da una panoramica più ampia sull’edificio-contenitore per giungere, attraverso l’esegesi della raccolta di dipinti, al restauro dell’opera. In conclusione è bene sottolineare come il restauro abbia potuto beneficiare dell’approfondita analisi del contesto di origine dell’opera, permesso di scoprire un’opera altrimenti sconosciuta e restituirla alla pubblica fruizione. Infatti la tela è stata ricollocata non più in clausura ma nella sagrestia della chiesa del monastero, luogo più idoneo alla sua conservazione a pochi metri dalla sua collocazione originaria: l’altare maggiore della chiesa, all’epoca intitolata a Santa Maria delle Grazie. Infine, grazie alla schedatura conservativa e all’elaborazione dei vari dati è stato possibile determinare che la raccolta di dipinti è, nel complesso, in discrete condizioni di conservazione e identificare le principali cause di degrado. Sono state quindi suggerite alcune misure di conservazione preventiva, atte a migliorare e stabilizzare le condizioni termoigrometriche di alcuni ambienti in cui sono conservate le opere, e sono state fornite alla proprietà le schede conservative redatte.


* Tesi di Diploma Accademico di Secondo livello di durata quinquennale in Restauro abilitante alla professione (DASLQ01) conseguito presso I.R.M.- Accademia di Belle Arti di Macerata, a.a. 2013/2014. Relatrice: prof.ssa L. Fabrizi; Correlatori: prof.ssa F. Pappagallo, L. M. Cristini.



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Notaio Simone Jacobi Matthei (1484, 13 gennaio), mmss, pos. 4 D.D.2, cartella XXVII-703;