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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>P>Porcu Laura - Intervento di restauro della statua raffigurante Venere con delfino*
L’elaborato di tesi ha come oggetto lo studio e l’intervento di assemblaggio di una statua raffigurante la dea Venere con delfino, in una variante assimilabile al tipo Medici. L’opera fa attualmente parte delle collezioni storiche del Museo di Antichità di Torino ed è composta da quattro parti non coeve: un busto di epoca romana acefalo, mancante di entrambe le gambe e parte delle braccia; e tre pezzi di integrazione di epoca rinascimentale, risalenti ad un intervento di completamento del busto. Questi comprendono la testa, il braccio destro mancante di tutte le dita e il basamento, sul quale poggia la gamba sinistra intera fino al ginocchio, adesa a un tronco d’albero e a un delfino, e un lacerto del piede destro. 

Lo studio del manufatto è stato realizzato partendo dall’analisi del modello originario a cura i è ispirato il soggetto della scultura, che rappresenta la dea nella posa “pudica”, e ai confronti con le sue varie interpretazioni e repliche in antichità. Un approfondimento è stato dedicato alla pratica dell’esecuzione delle copie in epoca greca e romana tramite la realizzazione di calchi in gesso e alla loro diffusione, sino alla complessa organizzazione preposta al reperimento del marmo che alimentava il mercato artigiano. 

E’ stata ripercorsa la fortuna del modello nelle sue varie declinazioni, che ha fatto sì che nei secoli successivi ogni collezione di rilievo vantasse il possesso di una o più statue rappresentanti la dea, la quale era da un lato simbolo di bellezza e quindi gradevole decorazione dei luoghi di loisir e dei giardini, ma anche un chiaro rimando alla romanità e all’appartenenza ad una discendenza imperiale. 

La statua in oggetto entra a far parte delle collezioni sabaude verosimilmente tra la fine del '500 e l'inizio del secolo successivo. Quando viene acquistata è probabilmente già assemblata a seguito dell’intervento di completamento del busto antico, che ha comportato la rilavorazione delle superfici di rottura e la realizzazione delle parti mancanti, che sono state poi assemblate per mezzo di perni in ferro sovradimensionati e incollati nelle sedi con resine o piombo. L’opera mantiene questo assetto fino alla fine dell’Ottocento, quando subisce un intervento di de-restauro volto ad eliminare le integrazioni e trova collocazione permanente nei depositi del Museo in attesa di essere ricomposta e musealizzata. Queste informazioni, contestualmente allo studio conoscitivo dei litotipi presenti e all’analisi dei materiali relativi agli interventi antichi, hanno dato modo di ripercorrere, a partire dal caso studio, alcuni fondamentali momenti che scandiscono la storia del restauro nonché le ideologie e le metodologie ad esso legate, permettendo di raggiungere una conoscenza approfondita dell’oggetto, preliminarmente all’intervento. 

Un attento esame autoptico ha evidenziato inoltre una discrepanza tra l’iconografia originaria del busto romano e quella attribuitagli successivamente con le integrazioni rinascimentali, ipotesi che è stata supportata con diversi confronti iconografici.

Nell’ambito dello studio conoscitivo sono state svolte due tipologie di indagini petrografiche volte all’identificazione delle cave di provenienza dei litotipi costitutivi, che sono consistite nello studio comparato delle sezioni sottili e nell’analisi degli isotopi dell’ossigeno e del carbonio.

Sono state eseguite inoltre una serie di analisi funzionali all’intervento, in prima istanza le radiografie, che hanno permesso di verificare l’esatta collocazione e profondità dei perni presenti per garantirne la rimozione in sicurezza; l’esame ad ultrasuoni, volto a verificare lo stato di conservazione del materiale costitutivo; e l'analisi con gli elementi finiti (FEM), ancora poco utilizzata nel campo della conservazione.

La FEM è stata eseguita a partire dal rilievo in 3D dei pezzi effettuato con laser scanner, che ha permesso la creazione di un modello virtuale che è stato utilizzato per simulare l’allineamento dei pezzi e il calcolo dei carichi e delle forze coinvolte. Al modello utilizzato per il calcolo sono stati applicati inoltre i dati specifici relativi alle proprietà fisiche del marmo e i risultati relativi alla tomografia ultrasonica per rendere la simulazione virtuale più verosimile possibile. Per verificare l’allineamento è stata presa come riferimento una foto storica del 1880 che ritrae la scultura nell’allestimento del tempo al Palazzo dell’Accademia delle Scienze, proveniente dagli archivi dei Fratelli Alinari. 

I risultati delle analisi hanno permesso di elaborare tre ipotesi di montaggio diversificate da sottoporre alla Direzione Lavori, che alla luce dei dati forniti e nel rispetto della storia conservativa ed espositiva dell’opera ha optato per un ripristino dell’assetto cinquecentesco, eseguito con tecniche e materiali studiati appositamente per garantire la reversibilità dell’assemblaggio e per intervenire con impatto minimo e in totale sicurezza sul materiale costitutivo, senza ricorrere a strutture di sostegno esterne di sostegno.

La soluzione definitiva è consistita in un assemblaggio effettuato per mezzo di perni in acciaio: il primo inserito nella gamba sinistra con la sola funzione di appoggio, il secondo, che svolge la funzione strutturale di sostegno, sostituisce la gamba mancante e collega il busto al basamento mentre il terzo, realizzato con l’aggiunta di magneti, sostiene il braccio destro.
 
La reversibilità dell’assemblaggio è stata assicurata tramite l’utilizzo di perni smontabili composti da un elemento fisso, cioè una sede o boccola che è stata incollata all’interno dei fori, nella quale si inserisce un perno filettato.

La realizzazione pratica dell’assemblaggio è stata eseguita con l’ausilio di maschere prodotte per mezzo della stampa 3D a partire dal modello ricavato con la scansione laser, interpolato con il rilievo eseguito con la fotogrammetria, che ha permesso di ottenere un modello finale ad alta definizione della superficie. Ciò ha garantito un’estrema precisione nella realizzazione dell’inclinazione dei fori corrispondenti, che è stata ulteriormente confermata prima di intervenire sull’opera tramite la realizzazione di calchi in gesso delle parti interessate che sono stati preventivamente forati applicando le maschere per verificare la correttezza dell’allineamento.

Una volta eseguite le operazioni elencate l’opera è stata sollevata con un argano, allineata al basamento e calata con l’inclinazione necessaria all’incastro del perno della gamba sinistra. Una volta in appoggio è stato inserito il perno in sostituzione della gamba, appositamente realizzato con un meccanismo telescopico che consente il bloccaggio nella posizione desiderata. La posizione di questo perno è stata circoscritta alla zona di ingombro che doveva avere l’arto mancante, in modo da poterla successivamente occultare con estrema facilità.

Lo studio si è basato su un approccio multidisciplinare che ha beneficiato dell'apporto di figure specialistiche le cui competenze sono state unite all’utilizzo di tecniche innovative.


* Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita presso Università degli studi di Torino in convenzione con Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2014/2015. Relatori: Lea Ghedin, Nicola Carlo Amapane, Maria Beatrice Failla; Correlatori: Giuseppe Giraudo, Diego Elia, Tiziana Cavaleri. 


Bibliografia essenziale

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