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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>S
Il restauro del dipinto su tela “Ritratto di fanciullo” della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo ha previsto l’approfondimento della fase di stuccatura. L’opera dei primi del ‘900, di cui non si conosce né autore né provenienza, raffigura un fanciullo vestito di tutto punto in piedi di tre quarti con il piede sinistro leggermente arretrato rispetto all’altro e con la mano destra poggiata al fianco, probabilmente il figlio di una famiglia dell’alta borghesia palermitana.
Il presente lavoro ha come oggetto lo studio dei modelli architettonici contemporanei, dei procedimenti costitutivi e dei problemi conservativi che li caratterizzano, al fine di individuare una adeguata metodologia di intervento che tenga conto della loro natura polivalente. Una panoramica storica riguardo l’evoluzione della funzione d’uso che ne ha determinato l’origine ha permesso di definire l’odierno carattere autorappresentativo delle maquette. I modelli architettonici vengono analizzati nel ruolo funzionale che ricoprono all’interno dell’iter progettuale e nell’odierno significato storico-estetico che assumono.
Il presente lavoro illustra il restauro conservativo di due esemplari appartenenti alla Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Bologna, un “Graduale Romano” a stampa del 1680 e un manoscritto musicale di “Sonate a 4 mani del Clementi” del XIX secolo. Entrando più nello specifico, si tratta nel primo caso di un volume in tutta pelle con assi lignee, con decorazioni eseguite a secco sul cuoio, tipiche del XVII secolo, provvisto di borchie in ottone su entrambi i piatti e bindelle di chiusura. Nel secondo caso, si tratta di un volume manoscritto con coperta in cartone, ricoperto con carta marmorizzata.
La storia della miniatura indiana segue un andamento diverso e precipuo rispetto alla miniatura occidentale, con cui condivide similitudini nella sola genesi: entrambe nate per la decorazione di manoscritti. Mentre la miniatura occidentale gradualmente decade dopo l’invenzione di Gutenberg, la miniatura indiana mantiene il suo ruolo e acquisisce autonomia: viene prodotta in fogli singoli, le sue dimensioni si ampliano, tanto che l’espressione miniatura si riferisce qui alla finezza del dettaglio più che alla dimensione dell’opera.